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CANNES 2011 Quinzaine des réalisateurs / BE

Blue Bird: la magia delle anime

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Blue Bird: la magia delle anime

Prendete un giovane artista belga mistico e talentuoso, l'animismo dell'etnia Tamberma nel tanto cinematografico nordest del Togo, il libero adattamento di una pièce teatrale di Maurice Maeterlinck (Nobel della letteratura) del 1911, un trattamento incredibile dell'immagine che insiste sul grigio blu, un formato Uber Scope che stira lo spazio, e due bambini che passeggiano sui territori della vita e della morte. Dimenticate tutto ed entrate nell'universo magico, puro, strano e di una bellezza atemporale di Blue Bird [+leggi anche:
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. Presentato oggi alla Quinzaine des réalisateurs del 64mo Festival di Cannes, il secondo lungometraggio di Gust Van den Berghe (26 anni) conferma tutte le promesse creative della sua opera precedente, Petit bébé Jésus de Flandres [+leggi anche:
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, presentata l'anno scorso sulla Croisette nella stessa sezione.

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Simbolo di felicità, bellezza e libertà, tre aspirazioni comuni a tutti gli esseri umani di ogni continente, l'uccellino azzurro del titolo è oggetto della ricerca di due bambini di un piccolo villaggio del Togo: Bafiokadié e sua sorella Téné. Una volta partiti, trascorreranno una giornata iniziatica e cresceranno grazie alle briciole di conoscenza distillate dai personaggi incrociati sul loro cammino. Ma dato che si tratta di un racconto filosofico e poetico, questi incontri sono spesso fuori dall'ordinario (cosa che lo spettatore capisce un po' per volta). I protagonisti oltrepassano la soglia di un mondo parallelo in cui sorgono gli spiriti dei loro antenati e le forze animiste (l’Anima della Foresta, il Capo dei Piaceri, il Re del Tempo).

Solcando un paesaggio molto spoglio, disseminato da qualche collina e da immense pianure, Bafiokadié e Téné apprenderanno che tutto ciò che vive muore, che la natura arrabbiata può cercare di vendicarsi ("il falegname taglia gli alberi, ma non li ripianta. Non si prendono le cose senza restituirle"), che alcuni predicano l'epicureismo ("se la felicità fugge nel tempo, la cerco sulla terra. Invece di cacciare l'uccellino, bisogna catturare la sua canzone, avere il cuore nella gioia") e che l'esistenza ha regole immutabili. Lezioni di vita provenienti da un altro mondo che i due bambini captano senza accordarvi un'importanza particolare, tanto più che la loro giornata è scandita anche da eventi ben reali: si fanno lavare dalla loro mamma, discutono con il padre, giocano, si riposano, vengono aggrediti da altri ragazzini del villaggio…

Affascinante tuffo dell'irrazionale e nel mistero, Blue Bird offre trovate eccezionali, sia visive (un'immersione in un campo d'erba alta e ondeggiante, ad esempio) che di sceneggiatura (nel regno del futuro, il monarca si rivolge con un megafono ai bambini che devono ancora nascere, allineati davanti a lui). Le sbalorditive immagini firmate da Hans Bruch Jr. e il lavoro quasi plastico realizzato sui colori in post-produzione contribuiscono a creare un potente clima di dolcezza onirica e un'opera unica. Anche se i forti propositi di ricerca artistica di Gust Van den Berghe svieranno indubbiamente lo spettatore meno abituato a "lasciarsi andare", Blue Bird passerà sicuramente la prova del tempo cinematografico, lasciando ai suoi ammiratori il ricordo dei suoi tanti e delicati fulgori, come un rito purificatore.

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(Tradotto dal francese)

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