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USCITE Italia

Henry, ritratto noir di Roma firmato da Alessandro Piva

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- Alessandro Piva, il regista del cult Lacapagira, torna nelle sale con il noir Henry, che ha trovato finalmente una distribuzione con Iris Film

Henry, ritratto noir di Roma firmato da Alessandro Piva

Alessandro Piva è un regista cinematografico, radiofonico e teatrale di talento, con una vena antropologica e un distacco sardonico sorvegliati dalla mano sicura del bravo artigiano. Il suo esordio Lacapagira fu considerato una rivelazione all'edizione del 2000 della Berlinale, e gli fece vincere David di Donatello e Nastro d'Argento come miglior regista esordiente, prima di diventare un film di culto.

Dopo un secondo film nel 2004, Mio cognate, e un'incursione nel documentario con il bellissimo Pasta Nera, applaudito alla Mostra di Venezia 2011, Piva torna questo week end con il suo terzo lungometraggio di fiction, da lui stesso prodotto. Una storia di droga e sangue ambientata a Roma, intitolata Henry [+leggi anche:
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e interpretata da Carolina Crescentini, Michele Riondino, Claudio Gioè, Pietro De Silva e Paolo Sassanelli (leggi l'articolo). Trasposizione dell'omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo (già autore del "Piccolo Buddha" che ispirò il film di Bernardo Bertolucci) il film ha ottenuto il premio del pubblico come miglior film al ventottesimo Torino Film Festival ma ha faticato a trovare una distribuzione. Grazie a Christian Lelli di Iris Film, giovanissima società di distribuzione che predilige il cinema di genere, il Henry arriva decina di copie nelle maggiori città italiane. "I film come Henry non sono da meno di quelli da 500 copie", dice Christian Lelli, che ha distribuito un altro noir italiano, Sulla strada di casa di Emiliano Corapi, "è una stortura dei grandi distributori che puntano su portafogli garantiti. Noi siamo all'opposto, nonostante i costi degli investimenti che spesso hanno rientri che non coprono l'investimento. Ma la passione è piu forte del denaro".

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Del film il regista dice: "Mi piaceva l'idea di raccontare la periferia dell'animo umano nel centro della capitale italiana. Volevo rompere l'immagine da cartolina che conosciamo e far emergere le sue ombre. Mastrangelo mi fece leggere il suo libro e mi disse che riconosceva l'influenza dei miei film nella sua scrittura. Mi è sembrata una buona occasione per raccontare una Roma che ci fa sentire soli pur vivendo tutti insieme".

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