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VENEZIA 2012 Giornate degli Autori

Inheritance: il debutto alla regia di Hiam Abbass

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- L'attrice, per la prima volta dietro la macchina da presa, ritrae una famiglia di palestinesi di Israele tra spinta alla modernità e richiamo delle tradizioni

Inheritance: il debutto alla regia di Hiam Abbass

Lo si sente sin dalle prime scene: un rombo continuo, strisciante, che si avvicina e poi va via. E' il rumore degli aerei, degli elicotteri, intervallati da scoppi e sirene, i rumori della guerra. Sono i suoni che accompagnano Inheritance [+leggi anche:
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intervista: Hiam Abbas
scheda film
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, opera prima da regista dell'attrice palestinese Hiam Abbass, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia. Ma il conflitto, in questo caso tra Israele e Libano, non è al centro del film. Rimane sullo sfondo, è un richiamo sonoro. Il cuore del film, coprodotto da Francia, Israele e Turchia, è una famiglia palestinese che vive in Israele e i cui membri, numerosi, restituiscono un ritratto di una comunità che lotta per mantenere la propria identità, lacerata tra la spinta alla modernità e il richiamo delle tradizioni.

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I giovani della famiglia sognano l'Occidente. Così è per Hajar, la giovane protagonista impersonata da Hafsia Herzi: studia all'estero, parla l'inglese, ha un fidanzato britannico. Quando torna a casa, in Galilea, per festeggiare il matrimonio di una nipote e decide di non nascondere più il suo amore, scoppia un'altra guerra, quella in famiglia."Il tema centrale sono le tradizioni: gli individui, per fare le proprie scelte, devono opporsi a queste tradizioni e scatenare una vera e propria guerra", spiega Abbass. Conflitto in famiglia, con i propri genitori, ma anche conflitto di coppia, con la società. Le dinamiche della famiglia corrono parallele e poi si intrecciano. C'è chi si sposa senza amore e ne paga le conseguenze, chi cerca un dialogo politico ma si vede dare del collaborazionista, chi non può avere figli e la colpa è sempre della donna.

"In genere, quando si parla di palestinesi, si pensa ai palestinesi di Ramallah o ai rifugiati in Siria", continua la regista, "volevo invece raccontare questa importante fetta di società, i palestinesi di Israele, che si sentono in parte esclusi dal paese in cui vivono e per questo cercano di mantenere la loro identità attraverso una struttura familiare forte che li faccia sentire a casa". Un richiamo autobiografico per Hiam Abbass, cresciuta in Galilea e poi emigrata a Londra e Parigi: "E' la società che ho lasciato dietro di me quando ho deciso di cercare la mia strada altrove". Il rombo degli aerei del film sono gli stessi che accompagnavano le sue giornate da bambina: "Un sottofondo drammatico che ti perseguita. Una guerra che tormenta la mente della gente".

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