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BRUSSELS FILM FESTIVAL 2013

Lasciare il Paradis Perdu

di 

- La piccola musica dei corpi si intreccia con la sinfonia degli elementi nel Paradis Perdu di Eve Deboise, con Pauline Etienne e Olivier Rabourdin, presentato al Brussels Film Festival

Lasciare il Paradis Perdu

Un angolo di natura schiacciato dal sole e soffocato dal vento, con la terra e le montagne come unico orizzonte. Delle mani smuovono la terra. Mani fini, gracili, poi mani forti, virili, che si intrecciano, in un balletto sensuale minuziosamente orchestrato, dove lo scambio avviene tra i corpi come tra gli elementi. In riva a un fiume selvaggio, due corpi nudi si offrono inaspettatamente ai raggi di un sole potente e cercano la freschezza dell'acqua, i corpi di un padre, nei suoi robusti quarant'anni, e di sua figlia, poco più che adolescente. Una foresta uscita da una fiaba illuminata da una luna generosa, una radura come incantata, la dolce ombra del fico, tutti luoghi che rappresentano il paradiso perduto di Lucie (Pauline Etienne) e Hugo (Olivier Rabourdin). Perduto non perché scomparso, ma perché ignorato dagli altri, come si dice di un luogo sperduto, lontano dal mondo.  

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Lucie deve passare l'esame di maturità, ma ha lasciato il liceo, e la sua vita quotidiana si divide tra il suo lavoro nel vivaio del padre Hugo e le faccende di casa abbandonate dalla madre volubile e fuggitiva. Giorno dopo giorno, Lucie e suo padre tessono i fili di un'intimità sproporzionata, favorita dagli assenti. Ma i panni che Lucie è costretta a indossare sono quelli di una madre privata della sensualità, ad anni luce dagli orpelli lasciati dalla sua, testimoni sconvenienti di una sensualità soffocata dall'iper ruralità dello scenario. E dissimulano goffamente un corpo che si cerca. Sullo sfondo ci sono Hakim, il lavoratore stagionale (Ouassini Embarek) e l'istruttore di scuola guida, uniche incursioni del mondo esterno in questo "huis clos" all'aperto. Fino al giorno in cui ricompare la sposa infedele, colei che ascolta il suo corpo (Florence Thomassin), vera provocazione in un mondo in cui la frustrazione è la regola. Hugo, smarrito, si trasforma nell'orco delle fiabe, e porterà questo briciolo di follia nel cuore del racconto. Da allora, l’equilibrio precario della vita nel vivaio perde ogni regola e i limiti fragili che persistono tra i corpi si disintegrano, per finire in una sorta di racconto di formazione che si conclude con l'emancipazione della giovane protagonista, una separazione che segna l'inizio di una nuova vita.  

Nonostante una tematica più che delicata come il potenziale incesto, l'atmosfera sviluppata da Eve Deboise in questa sua opera prima non è mai malsana. I suoi personaggi, per quanto stereotipati (il padre frustrato, l’adolescente in pieno risveglio dei sensi, la madre volubile e gelosa della figlia), non scadono mai nella caricatura, grazie a una sceneggiatura in cui i dialoghi si fanno rari, e all'interpretazione degli attori in sintonia con i propri ruoli, la natura che li circonda e la storia che li sostiene. Da un materiale tutto sommato classico, soprattutto per un'opera prima (il risveglio dei sensi, l'iniziazione sessuale, l'emancipazione familiare), Eve Deboise ricava un'opera prima sensibile, in cui la forza della natura rimette in prospettiva i toccanti indugi dei personaggi perduti nei loro sentimenti e nelle loro emozioni. 

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]
 è stato presentato in anteprima al Brussels Film Festival. Sarà distribuito in Belgio da un nuovo attore del settore della distribuzione, Alpha Films.

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(Tradotto dal francese)

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