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BERLINALE 2014 Forum

Berlinale: 40 Days of Silence, le tribolazioni delle donne uzbeche

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- Disagio metafisico e pragmatismo della vita rurale uzbeca in un film al femminile che mostra un’acuta consapevolezza sociale

Berlinale: 40 Days of Silence, le tribolazioni delle donne uzbeche

Sotto un’apparenza d’atmosfera che cela il suo dramma metafisico, il debutto di Saodat Ismailova, 40 Days of Silence [+leggi anche:
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, racconta più di quello che dicono gli occhi, abbagliati dalle ipnotiche inquadrature della regista.

Il film si apre con una colonna sonora inquietante che prepara la scena a un vecchio fantasma, che entra nell’immagine scura e conforta Bibicha, l’eroina, apparentemente distrutta. La donna ha lo sguardo impassibile e perso nel nulla, e il respiro affannoso è un chiaro segno del suo dolore. “È un punto di svolta nella tua vita”, dice il fantasma di sua zia, che la incoraggia al voto di silenzio. Si potrebbe pensare che si tratta di un film muto.

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Le voci nella testa sono però tante e sostituiscono l’assenza della sua voce. “I fantasmi del passato definiscono il presente”, le dicono, e mentre la donna si muove nella vecchia casa della madre per passare i 40 giorni del voto, l’importanza del passato suo e dei suoi antenati si fanno sempre più chiari minuto dopo minuto: quattro generazioni di donne uzbeche hanno sofferto con la loro tradizione, la loro cultura e i loro incompatibili punti di vista sulla vita. Le loro relazioni con gli uomini sono solo sottolineate dall’assenza completa di uomini dalla scena.

La vita delle donne nell’Uzbekistan rurale diventa così il centro del film, mentre la regista mostra un occhio attento ai dettagli. I meticolosi primi piani di ciò che sembra banale evidenziano la poesia non detta della vita di tutti i giorni, e anche se il ritmo lento può essere una sfida per alcuni spettatori, l’acuta consapevolezza sociale del film premia quelli abbastanza pazienti da restare per la delicata svolta finale.

Co-prodotto da Uzbekistan, Tagikistan, Paesi Bassi, Germania e Francia, il film è proposto in prima mondiale alla Berlinale nella sezione Forum.

(Tradotto dall'inglese)

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