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USCITE Regno Unito

I bambini e il cinema secondo Mark Cousins

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- Cineuropa ha incontrato il regista irlandese Mark Cousins per parlare del suo documentario The Story of Film. I bambini e il cinema, che esce nelle sale britanniche in questi giorni e in DVD in Italia, a cura della Cineteca di Bologna

I bambini e il cinema secondo Mark Cousins
Il palloncino rosso, in The Story of Film. I bambini e il cinema

Al suo arrivo Mark Cousins ci mostra la foto in bianco e nero di un bambino. "E' cresciuto a Belfast negli anni 70, non sapeva leggere ma amava dipingere", racconta. "La prima volta che è entrato in un cinema si è sentito al sicuro. Il cinema l'ha accolto tra le sue braccia ed è diventato un amico che non l'avrebbe mai più abbandonato". Questo ritratto di se stesso da bambino serve al regista nordirlandese per introdurci al suo The story of film. I bambini e il cinema [+leggi anche:
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, un caleidoscopico ritratto dell'infanzia attraverso le immagini di 53 grandi film provenienti da 25 Paesi diversi, spaziando dagli anni Venti a oggi, da Hollywood al Sud del Mondo.

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Il film uscirà nelle sale del Regno Unito venerdì 4 aprile (vedi qui la programmazione) anticipato da una proiezione al 14° Belfast Film Festival il 2 aprile. In Italia il documentario esce in DVD per le edizioni Cineteca di Bologna, accompagnato da un libro con una nota introduttiva di Mark Cousins e un saggio di Goffredo Fofi. Questo punto di vista unico e privilegiato per guardare al mondo dell'infanzia offerto dal cinema è una sorta di seguito a tema del monumentale documentario The Story of Film: An Odyssey, personale storia del cinema mondiale raccontata da Mark Cousins attraverso un montaggio di sequenze cinematografiche. The Story of Film. I bambini e il cinema compone un ritratto dell'infanzia vivace e poetico attraverso un mosaico di sequenze che spaziano nel cinema di ogni tempo e nazione: da Il monello di Chaplin a E.T. – L'extraterrestre di Spielberg, dalla Shirley Temple di Riccioli d'oro al Jean-Pierre Léaud dei Quattrocento colpi, dal Giappone di Yasujiro Ozu all'Iran di Jafar Panhai, passando per i capolavori di Bergman, Buñuel, Ken Loach, Tarkovskij.

"Ho voluto rappresentare i vari stati d'animo dei bambini", spiega Cousins, e ci mostra un enorme foglio di carta. "Questa è la sceneggiatura. Impossibile rappresentarla sul computer". Rabbia, timidezza, paura... in ogni riquadro c'è un film che poteva rappresentare questi sentimenti. "Ho colto gli aspetti meno prevedibili. Per questo non c'è un flm che lo spettatore si aspetta, come Ladri di biciclette, volevo stimolare la curiosità". Infatti molti film citati sono piuttosto sconosciuti allo spettatore occidentale, provenienti da ogni angolo del mondo. "Per me era importante stabilire un legame tra una bambina giapponese e una iraniana".

Gli adulti sono assenti o fuori campo in questa celebrazione dell'infanzia e, allo stesso tempo, del cinema. "Ho scelto le scene con bambini senza nessuna relazione con gli adulti, ho voluto mettere in rilievo l'empatia con altri bambini, con animali, palloncini". E cosa accomuna le cinematografie di Paesi così diversi? "I bambini vivono fortemente il presente. E il cinema iraniano e quello africano sin dall'inizio sono stati capaci di catturare e rappresentare il presente".

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