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BIOGRAFILM 2017

Stranger in Paradise: uno sguardo crudo e schietto sull’Europa e sui rifugiati

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- Il film d’esordio di Guido Hendrikx, recentemente premiato al Biografilm, è un audace esperimento che ci conduce nell’inferno dei richiedenti asilo dall’interno di un’aula scolastica

Stranger in Paradise: uno sguardo crudo e schietto sull’Europa e sui rifugiati

Inizia con una breve storia sui rifugiati attraverso il montaggio di materiale d’archivio e animazioni: con L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière montato in parallelo con le immagini dei treni carichi di rifugiati, la docufiction olandese Stranger in Paradise [+leggi anche:
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mette subito in chiaro qual è il suo punto di vista: quelli in fuga sono chiamati semplicemente "Southerners", quelli di loro più o meno benvenuti sono i "Northerners".

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Il primo lavoro del regista olandese Guido Hendrikx (il suo corto sul tema della pedofilia,  Among Us, aveva scosso il circuito dei festival nel 2014) si configura come un rigoroso esercizio di stile. Quasi tutto il film è ambientato in un’aula scolastica, in cui il professore (Valentijn Dhaenens, visto in Waldstille [+leggi anche:
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intervista: Martijn Maria Smits
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) accoglie due gruppi di richiedenti asilo in fuga dall’Africa e dal Medio Oriente. Dalla sua posizione di autorità, dice senza tanti giri di parole come li vedono gli europei: come ospiti non desiderati e come una minaccia al loro stile di vita. 

Al gruppo successivo capita un professore più ottimista ed empatico, che spiega quanto l’Europa abbia bisogno di persone coraggiose come loro e quanto il mondo avrebbe da guadagnare, dal punto di vista economico, se non esistessero confini. Ma il sogno ad occhi aperti (c’è anche una scena in cui il professore chiede veramente ai suoi “scolari” di immaginare questo mondo e loro chiudono gli occhi per visualizzare questa magnifica idea) non dura a lungo. La successiva, più emozionante, fase ha inizio con le interviste.

Con un’inquadratura laterale fissa, Hendrikx ci mostra un professore seduto dietro un banco, che interroga con modi tranquilli ma risoluti uno a uno i soggetti e decide, in base alla legge olandese, chi può restare e chi no. Spiega con parole semplici i motivi che hanno portato alle decisioni, che quasi mai hanno qualcosa a che fare con i loro problemi individuali. Indovinate quanti ottengono una risposta positiva sulle quasi due dozzine che abbiamo avuto la possibilità di incontrare. 

Mentre quello del professore è un ruolo interpretato con grande impegno da Dhaenens, i rifugiati interpretano loro stessi in quello che è stato loro presentato come un semplice esercizio. Ma le emozioni sui loro volti, i loro sogni e i loro desideri sono gli stessi che se si fosse trattato di un vero processo di selezione.

Stranger in Paradise è una dichiarazione cinica e uno sguardo amaro sia sugli europei che sui loro (in)desiderati ospiti. I primi si rivedranno meschini ed egoisti, i secondi profondamente disillusi.

Nuovo esempio di film sul tema della rifugiati, Stranger in Paradise non ha lo spirito umanitario di Fuocoammare [+leggi anche:
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, né l’ottimismo di 69 Minutes of 86 Days [+leggi anche:
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, ma neppure la disperazione di Last Men in Aleppo [+leggi anche:
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. Quello che invece ha è il coraggio e, ancor più importante, l’onestà. 

Dopo la sua première all’IDFA, dove ha vinto il Premio per il Documentario Olandese, Stranger in Paradise è approdato sugli schermi di 25 festival, conquistando riconoscimenti a Tirana, Tbilisi e Madrid, tra gli altri. Ha da poco riportato anche il Premio Hera “Nuovi Talenti” al Biografilm Film Festival di Bologna (leggi la notizia). È stato prodotto Zeppers Film in collaborazione con VPRO, e Cat&Docs possiede i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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