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VENEZIA 2017 Orizzonti

Espèces menacées: "Non mi riconoscerai"

di 

- VENEZIA 2017: Solitudine e alienazione delle relazioni coniugali e filiali in tre racconti frammentati e intrecciati con intensità da Gilles Bourdos

Espèces menacées: "Non mi riconoscerai"
Alice Isaaz e Vincent Rottiers in Espèces menacées

Mettere a nudo gli aspetti dolorosi dei legami affettivi, questa rete e queste onde di sofferenza e di incomprensione che diventano più vivide quando toccano i nervi più sensibili tra marito e moglie, padri e figlie, figli e madri, è proprio questo il nocciolo del nuovo film di Gilles Bourdos, Espèces menacées [+leggi anche:
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, volato alla 74a  Mostra del cinema di Venezia nella categoria Orizzonti. Un violento strip-tease emozionale apre una bellissima scena iniziale che vede Joséphine(Alice Isaaz) e Tomasz (Vincent Rottiers), una giovane coppia di sposi che celebra il loro amore in modo molto festaiolo, sfrenato e alcolico, chiudersi in una camera di un palazzo dove i loro giochetti amorosi prendono presto una brutta piega quando Tomasz diventa aggressivo, geloso e tacitamente minaccioso ("quello stronzo di tuo padre ! Perché tua madre mi odia ?"). Un’atmosfera cupa si dispiega in tutto il film e si sviluppa attraverso tre storie interconnesse adattate dal regista Michel Spinosa a partire da una raccolta di racconti dell’americano Richard Bausch.

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Dopo quest’inizio molto intenso e un arco di tempo di un anno, viene inserito il secondo filo conduttore del film: Vincent (Eric Elmosnino), un padre che deve confessare alla figlia venticinquenne (Alice de Lencquesaing) che lui e sua madre stanno per separarsi e che apprende con disprezzo che la figlia frequenta ed è incinta di un uomo di 63 anni. Ben presto il destino di Vincent incrocerà quello di Joséphine, ormai regolarmente picchiata da Tomasz, come sospettano i genitori della ragazza (Grégory Gadebois e Suzanne Clément), che ha ormai tagliato i ponti con loro, i quali cercano di intervenire (discutendo, recandosi alla polizia, intimidendo fino a prendere in considerazione misure estreme...). Un’afflizione comune al terzo asse del film con il personaggio di  Anthony (Damien Chapelle), un giovane intellettuale timido alla ricerca disperata di una donna d’amare che deve prendersi cura della madre (Brigitte Catillon) affetta dalla sindrome maniaco-depressiva e lasciata dal marito. Il tutto crea un labirinto di solitudini piuttosto disperate che trovano un punto di incontro sul piano narrativo, nell’atmosfera pallida di un mondo che crolla nello scenario luminoso della Costa Azzurra.

Chi sono davvero i nostri familiari? Bisogna interferire nella loro vita privata a fin di bene, e come? La bontà e il dialogo possono avere la meglio sull’allontanamento, la codardia o la violenza? Come trovare la forza interiore di scappare da chi ci fa del male o di accettare quello che ci sfugge?

Progettato come una bomba a frammentazione, Espèces menacées si immerge nelle profondità di questa palude esistenziale, ma non annega grazie al talento dei suoi attori e alla capacità visuale del suo regista (particolarmente bravo a trovare scenari interessanti), che ha potuto contare sull’aiuto del grande direttore della fotografia taiwanese Mark Lee Ping-Bing. Sebbene la scelta di tre narrazioni che alimentano l’intento del film può far discutere, il carattere "depressivo" di tutto l’insieme può risultare troppo esasperato senza che situazioni intense che forse avrebbero meritato più attenzione potessero essere analizzate singolarmente.

Prodotto da Les Films du Lendemain, Espèces menacées è distribuito su scala mondiale da Wild Bunch.

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(Tradotto dal francese da Giulia Gugliotta)

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