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VENEZIA 2017 Giornate degli Autori

Looking for Oum Kulthum: essere artiste in Medio Oriente

di 

- VENEZIA 2017: L’iraniana Shirin Neshat dirige un film sulla leggendaria cantante egiziana, un biopic fuori dagli schemi che intreccia cinema e metacinema

Looking for Oum Kulthum: essere artiste in Medio Oriente
Yasmin Raeis in Looking for Oum Kulthum

Vincitrice del Leone d’Argento nel 2009 con Donne senza uomini [+leggi anche:
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, l’artista e cineasta iraniana Shirin Neshat torna alla Mostra del cinema di Venezia, questa volta alle Giornate degli Autori, con il suo secondo lungometraggio, Looking for Oum Kulthum [+leggi anche:
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, un biopic fuori dagli schemi dedicato a una leggenda della musica mediorientale: la cantante egiziana Oum Kulthum. La popolarità di questa artista, forse poco conosciuta in Occidente, ma che il presidente Nasser non esitò a definire “la quarta piramide d’Egitto”, è presto intuibile quando scorrono a inizio film le immagini di repertorio dei suoi funerali (siamo nel 1975), ai quali partecipa una folla oceanica. Ma Neshat si discosta dal tradizionale ritratto di una vita straordinaria e mette al centro del suo racconto una donna, suo alter ego, che in questa eroina si rispecchia, in un flusso ininterrotto tra cinema e metacinema, tra realtà e finzione.

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Mitra (incarnata dall’iraniana Neda Rahmanian) è una regista e sogna di girare un film sulla diva araba Oum Kulthum. Una volta trovata l’attrice protagonista (l’egiziana Yasmin Raeis), avvia le riprese, ma presto dovrà fare i conti con i pregiudizi degli uomini che le stanno attorno che non la considerano all’altezza, e con i suoi sensi di colpa di madre assente perché impegnata nel lavoro. Che prezzo deve pagare una donna per seguire le proprie passioni in una società maschilista, conservatrice e castrante? E’ ciò che si chiede Mitra, cominciando a rispecchiarsi sempre di più nella sua eroina, nei suoi sacrifici in nome del successo, e sprofondando piano piano in una crisi personale che cambierà le sorti del suo film. 

Visioni oniriche, immagini d’archivio, ricostruzioni dei momenti più salienti della storia d’Egitto (la rivoluzione, le proteste femministe, la fine della monarchia) si mischiano e confondono con i turbamenti di Mitra e il suo lavoro sul set, in una complessa rete di rimandi e corrispondenze dove spiccano i momenti musicali, in particolare i due concerti tenuti dalla monumentale cantante in onore di Re Farouk, prima, e del presidente Nasser, poi, davanti ai volti rapiti dei suoi fan che la ammirano e cantano insieme a lei. Un’immersione nell’Egitto degli anni ‘50-60 e nei suoi sontuosi costumi, quando il Medio Oriente mostrava la sua faccia più aperta e cosmopolita, ma soprattutto un ritratto raffinato della persona dietro l’icona, di una leggenda che era innanzitutto una donna, specchio di tante donne arabe che lottano per affermare se stesse.  

Looking for Oum Kulthum è una produzione tra Germania (Razor Film Produktion), Austria (Coop99 Filmproduktion), Italia (In Between Art Film, Vivo Film), con Libano e Qatar. Le vendite internazionali sono gestite dalla tedesca The Match Factory.

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