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VENEZIA 2017 Concorso

Mektoub, My Love: Canto Uno, sognare in solitudine

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- VENEZIA 2017: Dopo il film vincitore della Palma d'oro, La vita di Adele, Abdellatif Kechiche torna alla Mostra di Venezia con un attesissimo lungometraggio di oltre tre ore

Mektoub, My Love: Canto Uno, sognare in solitudine

C'è qualcuno più bravo di Abdellatif Kechiche nel rendere accattivanti normalissime conversazioni sulle relazioni interpersonali? Stando al suo film candidato alla Mostra del cinema di Venezia, la domanda è retorica. Mektoub, My Love: Canto Uno [+leggi anche:
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si spinge infatti ancora più in là rispetto al vincitore della Palma d'oro 2013, La vita di Adele [+leggi anche:
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, e rispetto al vincitore del Premio speciale della Giuria della Mostra di Venezia 2007, Cous cous [+leggi anche:
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, rinunciando alla trama e optando per un mondo fatto tutto di personaggi, sperimentale e inebriante. Tra i film in concorso a Venezia, questo è quello che più forza i confini del formato cinematografico. 

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Kechiche ci porta nei letti, sulle spiagge e nei bar di Sète, una cittadina costiera del sud della Francia, con un gruppo di giovani e accalorati personaggi, dediti al divertimento e in preda a crisi emotive, nell'estate del 1994. La vorace fotografia di Marco Graziaplena è così intima da rompere la quarta parete e danzare come un invisibile e incuriosito personaggio. Kechiche perviene al senso di verità indugiando su alcune scene, in attesa che accada qualcosa, piuttosto che forzando gli eventi. La macchina da presa indaga, si intreccia ai personaggi, alla ricerca disperata del momento di rivelazione, o forse di un filo conduttore. Nel fare questo, ci offre uno sguardo maschile infatuato dalle forme femminili come in Spring Breakers di Harmony Korine, con una quantità smisurata di fondoschiena.

Il protagonista principale, Amin (Shaïn Boumédine), è un aspirante sceneggiatore, ma è anche fotografo ed è in visita alla sua città natale, dopo aver lasciato Parigi per il periodo estivo. Osserva la vita in cerca di idee da mettere nella sua sceneggiatura; cerca di mantenere le distanze ed è apparentemente deciso a sopprimere i suoi impulsi. L'assenza di lussuria in un mondo vibrante di ormoni crea una curiosità in Amin, che dà tensione al film; tensione che non scaturisce dal melodramma, ma dal tormento interiore del protagonista. Il film è vagamente ispirato al romanzo La blessure, la vraie dello scrittore francese François Bégaudeau, ma appare anche imbevuto delle memorie biografiche del regista. Nelle sue tre ore e più, il ritmo del film sembra ispirato a quello delle serie TV e dei libri, e fa un uso del tempo che crea un'affinità con i personaggi. È una capacità preziosa e rara quella di fare questo e riuscire a mantenere alto l'interesse, anche nei momenti di stasi. 

Quando vediamo Amin per la prima volta, sta osservando i suoi amici d'infanzia Ophélie (Ophélie Bau) e Tony (Salim Kechiouche) che hanno un rapporto sessuale, uno dei rari momenti più espliciti del film. In un'opera che abbonda di ripetizioni, il fascinoso Amin rifiuta numerosi approcci sessuali nei suoi confronti, e chiede invece a Ophélie di poterla fotografare nuda. Questo complesso personaggio è alle prese con la sua identità sessuale, mentre si sviluppano le sue emozioni di giovane, e tutto ciò fa di Mektoub (che in arabo significa “destino”) una storia di formazione. 

Amin vaga in un universo carico di sensualità. La favolosa sequenza di apertura ci porta dal letto di Ophélie a un incontro con Céline (Lou Luttiau) e Charlotte (Alexia Chardard), due ragazze di Nizza, entrate nella cerchia di Amin. E poi passiamo del tempo con loro e con la sua ampia famiglia. È un mondo pieno di vita che chiede la nostra attenzione; e mentre sembra non accadere niente di drammatico, è chiaro che Amin è influenzato da questa esperienza, che lo tiene incantato come in un sogno, e ne viene mutato sia come uomo che come narratore.

Mektoub, My Love: Canto Uno è una coproduzione franco-italiana, gestita da Quat’Sous Films, France 2 Cinéma, Pathé FilmsGood FilmsPathé International ne detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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