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LONDRA 2017

Journey’s End: una lettera dal fronte mai inviata

di 

- Il filmmaker britannico Saul Dibb adatta l'iconico dramma di R.C. Sherriff sulla Prima guerra mondiale, che appassiona ancora dopo 90 anni dalla sua prima rappresentazione

Journey’s End: una lettera dal fronte mai inviata
Asa Butterfield in Journey’s End

La filmografia del regista e sceneggiatore britannico Saul Dibb è piuttosto eclettica. Nonostante abbia iniziato con un dramma criminale all'insegna del realismo, l'indipendente Bullet Boy (2004), si è presto orientato verso il genere storico, prima con il period drama The Duchess [+leggi anche:
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(2008) e poi con la storia d'amore ambientata nella Seconda guerra mondiale, Suite Française [+leggi anche:
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(2014). Dibb continua ora il suo viaggio nel tempo, con l'adattamento di un classico sulla Prima guerra mondiale, il dramma di R.C. Sherriff, Journey’s End [+leggi anche:
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, in proiezione di gala al 61o BFI London Film Festival.

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La fine della guerra si avvicina e la Compagnia C dell'Esercito Britannico, guidata dal Capitano Stanhope (Sam Claflin), è rimasta per tre mesi nelle trincee di Mont Saint-Quentin nella Francia del nord, in attesa di un'offensiva tedesca. È lunedì 18 marzo 1918 e il giovane secondo luogotenente Raleigh (Asa Butterfield) decide di unirsi alla compagnia. Ha appena concluso la sua formazione ma vuole essere in prima linea col suo vecchio compagno di scuola, Stanhope. Tuttavia, non riceve la calorosa accoglienza che si aspettava perché la guerra ha cambiato Stanhope. Tormentato dai suoi demoni, una forma di sindrome post traumatica non diagnosticata, è oramai un alcolizzato, diventato l'ombra di se stesso, e non è di certo l'uomo che Raleigh conosceva e che sua sorella amava. L'unica persona di cui Stanhope si fida veramente è il vecchio luogotenente Osborne (Paul Bettany), un insegnante di altri tempi, da poco ritornato sul campo di battaglia. Piano piano ogni personaggio si mostra per quello che è e le tensioni che emergono tra loro si intensificano quando l'attacco dei tedeschi sta per arrivare e loro devono bloccarlo.

Veterano lui stesso, Sherriff ha scritto questo dramma nel 1928, appena dieci anni dall'Armistizio, e fu un grande successo, con Laurence Olivier nei panni di Stanhope. Portato per la prima volta sullo schermo nel 1930, da allora Journey’s End ha visto diversi adattamenti. Nonostante i 90 anni sulle spalle, la versione di Dibb, scritta dal drammaturgo e coproduttore Simon Reade, non è appesantita dalla teatralità che ci si potrebbe aspettare. Ovviamente, fatti e personaggi devono essere rappresentati con accuratezza storica, sostenuta anche da una serie quasi poetica di dialoghi che rispondono a una gerarchia più sociale che militare, ma questo dramma bellico risulta comunque contemporaneo.

Dibb dirige un cast di soli uomini che devono coesistere ed evolvere nell'ambiente claustrofobico del rifugio degli ufficiali e dei suoi dintorni fangosi. Con la fotografia di Laurie Rose niente è sublimato o edulcorato; non si tratta di una storia pacifista, perché il realismo sovrasta ogni cosa. Grazie alle convincenti performance dei tre attori principali, ma anche del resto del cast, il terrore intriso di suspense si trasmette al pubblico creando un'ambiguità finemente bilanciata tra la delicatezza dei protagonisti e l'asprezza senza filtri della guerra. Attraverso lo studio meticoloso di toccanti storie umane, Journey’s End diventa una lettera dal fronte mai inviata, scritta da eroi dispersi e mai commemorati.

Journey’s End è una produzione britannica di Guy de Beaujeu (Fluidity Films) e Simon Reade, con il sostegno di BFI e Wales Screen. La Metro Films International di Londra ne cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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