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VARSAVIA 2017 Discoveries

Drib: un film su una storia vera, basata su una bugia

di 

- Il documentario di finzione del regista norvegese Kristoffer Borgli, con il comico Amir Asgharnejad, è una vera e propria rivelazione

Drib: un film su una storia vera, basata su una bugia
Amir Asgharnejad (al centro) in Drib

Nel 2014 divennero virali dei video di un uomo che andava in giro per le strade di Oslo a provocare risse con buttafuori, guardie della sicurezza e quant'altro, e puntualmente finiva malmenato. Si trattava in realtà del performer e comico iraniano-norvegese Amir Asgharnejad. Poco dopo, un'agenzia pubblicitaria di Los Angeles ha pensato di sfruttare l'idea per una graffiante campagna pubblicitaria di un nuovo energy drink, che sarebbe dovuta apparire “reale” e diventare virale. Così, l'attore è stato assunto, ma con l'impegno di mantenere la massima riservatezza. Quello che era sfuggito ai professionisti del marketing – forse perché non sapevano che Asgharnejad, oltre ad essere un comico, è da sempre un ammiratore di Andy Kaufman – è che le sue azioni erano simulate dall'inizio alla fine. In poche parole, Drib [+leggi anche:
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, proiettato nella sezione Discoveries del Warsaw Film Festival, è un vero (?) documentario di finzione, che vuole ricreare una reale (ma, qui, riprodotta) campagna pubblicitaria, a sua volta basata su performance di strada, che sembravano vere, ma erano in realtà finte. 

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All'inizio del film, Drib avverte il pubblico che tutti i nomi, da quelli delle persone a quelli della società e dei suoi prodotti, sono stati cambiati per evitare ripercussioni legali da parte della società, comprensibilmente contraria alla produzione di questo film. Se vogliamo credere a quello che il film ci racconta – ma sarebbe legittimo anche non crederci – il regista e sceneggiatore Kristoffer Borgli è un buon amico di Asgharnejad, il quale acconsente alla realizzazione del film a una sola condizione: che sia lui ad interpretare se stesso nel ruolo di protagonista.

Questo rende Drib brillantemente complesso dal punto di vista narrativo, lasciando a Borgli la possibilità di creare nella sua storia molteplici livelli di meta-narrazione, ma gestendoli tutti con strabiliante abilità, soprattutto se pensiamo che questo è il suo primo lungometraggio. Mentre la scena di Amir che vola a Los Angeles per andare ad interpretare la storia di Amir Asgharnejad riproduce qualcosa che sarà verosimilmente accaduto, molte altre parti sono state aggiunte, come le conversazioni tra il direttore creativo della società e un suo sottoposto, o quella tra un produttore e un attore, ecc.

Ma ciò che rende eccezionale questo film è la presenza delle parti che, in fase di montaggio, finiscono di solito nel cestino. Ovvero, le riprese non riuscite o i pezzi tra una ripresa e l'altra (o, ancora, parti che saremmo portati a credere siano riprese da scartare). Amir nel film e Amir Asgharnejad attore si intrecciano così tanto che diventa impossibile distinguere l'uno dall'altro, soprattutto quando Amir Asgharnejad, attore, si mostra scontento del ruolo scritto per lui da Borgli e lo ritiene non all'altezza di raccontare la storia come sarebbe piaciuta a lui. Alla fine di tutto, l'unica cosa sicura di Drib è che si tratta di un film che sfugge a ogni classificazione. Anche considerando i confini sempre più confusi tra finzione e documentario, questo film sembra mescolare entrambi i tipi di narrazione, trattandoli entrambi con cura e profondità. Ma soprattutto è una satira, di quelle che puntano non solo al significato di verità ai tempi della docu-fiction, dei video virali e delle fake news, ma anche a quella del cinema.

Il film è stato prodotto dalla società norvegese Bacon Pictures.

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(Tradotto dall'inglese)

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