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BERLINO 2018 Panorama

Recensione: Horizon

di 

- BERLINO 2018: Il secondo film del regista di Brides Tinatin Kajrishvili è un’esplorazione del dolore insopportabile che prova il protagonista dopo che sua moglie lo ha lasciato

Recensione: Horizon
George Bochorishvili in Horizon

Il primo film di Tinatin Kajrishvili, Brides [+leggi anche:
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, era stato uno dei film più acclamati del nuovo cinema georgiano dopo la sua première al Panorama della Berlinale nel 2014. Parlava di un matrimonio che si sgretolava quando il marito finiva in prigione. Ora, col suo secondo film Horizon [+leggi anche:
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, co-sceneggiato ancora una volta con David Chubinishvili, Kajrishvili torna al Panorama ed esplora un tema simile: fino a che punto il dolore insopportabile di un uomo dopo un matrimonio fallito può allontanarlo dal mondo, fisicamente, emotivamente e psicologicamente.

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Il designer di interni Giorgi (George Bochorishvili) è stato lasciato da sua moglie Ana (Ia Sukhitashvili, di House of Others [+leggi anche:
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) per il benestante uomo d’affari Niko (Sergo Buigishvili). Il processo di separazione è doloroso e complicato per entrambi, soprattutto perché hanno due figli, ma ovviamente è molto più difficile per la persona che subisce.

Giorgi si trasferisce da sua madre e continua a tentare di riavere Ana, ma con scarso successo. Lei fa del suo meglio per essere premurosa e non ferirlo ulteriormente, ma sembra essere troppo tardi. Incapace di sopportare l'idea di restare nello stesso posto senza sua moglie, ma anche sperando che la sua assenza venga notata, Giorgi va a stare su un'isola in un lago vicino al Mar Nero. E’ un posto che gli dà certamente il tempo di pensare, ma anche il tempo di sentire veramente il vuoto che gli è rimasto, senza le distrazioni della vita di città. Si trasferisce in una casa affittata da una vecchia coppia non sposata, Valiko (Soso Gogichaishvili) e Larissa (Nana Datunashvili). Giorgi riceve supporto da Jano (Jano Izoria), un altro uomo lasciato dalla moglie e dai figli, che caccia e pesca nella zona. C'è anche Marika (Lika Okroshidze), una senzatetto che lavora nella casa di Larissa e Valiko in cambio di vitto e alloggio.

Piano piano, il ragazzo di città Giorgi si abitua a vivere una vita semplice con i suoi nuovi amici. Ma il dolore non svanisce, e Kajrishvili ci mostra alcuni momenti chiave della rottura tramite flashback che il montatore e direttore della fotografia Irakli Akhalkatsi posiziona in modo accurato, prima o dopo i segmenti che descrivono lo stato d'animo di Giorgi. A un certo punto, sembra non sentire nemmeno più la mancanza dei suoi figli. E una volta che Ana viene a fargli visita e distrugge ogni sua speranza annunciando il suo matrimonio con Niko, la stabilità mentale del nostro eroe entra in una spirale pericolosa.

Horizon è un film su uno stato psicologico che Bochoroshvili sviluppa meravigliosamente, e che Sukhitashvili interpreta con precisione e spesso bella finezza. Ma è anche un quadro visivamente lussuoso, con un'eccellente scelta di location naturale e interni disegnati con cura. I registi traggono il meglio dalla luce sul fiume nelle diverse stagioni, poiché la storia inizia in quello che sembra un freddo inizio di primavera e termina alla fine dell’inverno successivo. Questo fornisce anche una varietà di atmosfere – da idilliache scene di pesca al sole tra canne gialle, a Giorgi che arranca nel fango nelle sue scarpe da città, al finale innevato che porta una catarsi non dissimile da quella che Kajrishvili ha raggiunto con Brides.

Horizon è una coproduzione della georgiana Studio Gemini e la svedese Momento Film, mentre la struttura con sede a Tbilisi e Londra Alief detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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