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FESTIVAL Islanda

Viktoría vince il Shortfish Prize a Stockfish

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- La vetrina islandese di molti dei migliori film del circuito dei festival si è chiusa a Reykjavík

Viktoría vince il Shortfish Prize a Stockfish
Il regista Brúsi Ólason con il suo Shortfish Prize (© Stockfish/Patrik Ontkovic)

La quarta edizione dello Stockfish Film Festival a Reykjavík non è partita sotto i migliori auspici. Il film d’apertura, An Ordinary Man, con Ben Kingsley e l’attrice locale Hera Hilmars, è stato una grande delusione, semplicemente perché il regista Brad Silberling non sembra aver capito davvero la Guerra dei Balcani, che è al centro della trama. Ma poi le cose sono andate meglio.

Stockfish propone molti dei migliori film del circuito dei festival, come il vincitore dell’Oscar al miglior film in lingua straniera Una donna fantastica [+leggi anche:
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. L’ultimo è diretto da Iram Haq, che ha partecipato a un panel del Nordic Filmmakers Meeting Point con i registi svedesi-danesi Isabella Eklöf e Frida Barkfors, il regista finlandese Zaida Bergroth, e i registi islandesi Ísold Uggadóttir e Dögg Mósesdóttir, ma purtroppo questi altri cineasti non avevano un film al festival, sebbene molti di loro abbiano presentato di recente i loro lavori, molto ben accolti. 

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Il festival prevedeva anche una competizione di primi cortometraggi chiamata Shortfish, con sei lavori di registi e produttori islandesi. Il premio è andato al film di Brúsi Ólason Viktoría, su una donna single sulla sessantina, che lotta per mantenere a galla il caseificio di famiglia. L'agricoltore solitario ed eccentrico è un caposaldo dei film islandesi, ma una protagonista femminile è alquanto insolita.

È stata una competizione omogenea, con cinque dei sei film di qualità simile e molti di essi mostranti con orgoglio le loro influenze. Behind Closed Curtains ricalca drammi scandinavi adolescenziali come lo show televisivo Skam e film come Show Me Love; il cortometraggio documentario I'll See You Soon riecheggia il pluripremiato documentario islandese Salóme (entrambi si occupano di anziane parenti degli autori in un modo molto personale); Open, ambientato a Austin, è una commedia nella tradizione mumblecore, e The Day the Beans Ran Out è meglio descritto come il film di zombi che Wes Anderson non ha mai avuto modo di fare. Molti dei film sono opera di studenti, il che potrebbe spiegare perché sono ambientati in luoghi diversi come l'America e la Norvegia, così come in Islanda.

Infine, il festival ha mostrato sette works in progress, molti dei quali sembravano promettere bene. I film islandesi recenti evitano la politica, ma sia And Breathe Normally [+leggi anche:
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, parla di un regista che rapisce un certo numero di attori per girare il suo film e potrebbe essere la migliore commedia islandese a venire, a giudicare dalla scena che è stata proiettata.

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(Tradotto dall'inglese)

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