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VISIONS DU RÉEL 2018

Recensione: My Father Is My Mother’s Brother

di 

- Il toccante e potente documentario del regista ucraino Vadym Ilkov è stato premiato con il Prix du Jury Régionyon al festival Visions du Réel

Recensione: My Father Is My Mother’s Brother

Il toccante e potente documentario My Father Is My Mother’s Brother [+leggi anche:
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di Vadym Ilkov ha convinto la giuria di Visions du Réel portandosi a casa il premio per il fim più innovativo della competizione internazionale, il Prix du Jury Régionyon. Una ricompensa più che meritata per un film esteticamente affascinante che mette in scena con rispetto e coraggio una famiglia moderna alle prese con le difficoltà ma anche e soprattutto con le gioie della vita.

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Anatoly Belov, artista della scena underground ucraina che incarna la carica punk di Courtney Love e il fascino androgino di Martin Gore si occupa, solo, della sua giovane nipote Katya che lo considera ormai come suo padre. Sua madre, Anya, non può più occuparsene. Sballottata costantemente da un ospedale psichiatrico all’altro Anya ha deciso di lasciare Katya a suo fratello, nella speranza che possa diventare per lei una figura di riferimento e un sostegno emotivo. Anya è filmata spesso in controluce o penombra, di profilo mentre fuma con avidità una sigaretta, beve una tazza di tè o guarda ipnotizzata lo schermo della sua piccola televisione. Queste scene quotidiane di solitudine e isolamento la trasformano in una sorta di ombra tra le ombre, una presenza/assenza che sembra sul punto di svanire.

A fare da contrasto a questa realtà al contempo eterea e misteriosa troviamo Anatoly e Katya, partners in crime alla ricerca di un equilibrio famigliare non sempre evidente. Quelle filmate da Ilkov sono scene di vita quotidiana e domestica ma anche di creatività debordante e anticonformismo, momenti al contempo intimi e condivisi, personali e universali. All’intensità e la potenza delle performances di Anatoly, Ilkov associa un intenso piano fisso nel quale Katya dorme tra le braccia del suo papà di sostituzione. La musica di Anatoly diventa il collante che unisce due realtà in apparenza lontane: quella legata alla sua identità d’artista e quella famigliare. La scena in cui Anatoly canta il ritornello di una delle sue canzoni (“fuck me please”) mentre Kaya dorme tranquilla tra le sue braccia è di un’intensità rara.

My Father Is My Mother’s Brother si nutre di queste apparenti contraddizioni, e le mette in avanti come a voler dimostrare che fragilità e forza, luce e ombre possono coabitare armoniosamente. Vadym Ilkov filma una famiglia che non si piega ai cliché, libera e fiera di esserlo, malgrado i momenti difficili, i dubbi o le inevitabili tensioni. La forza di My Father Is My Mother’s Brother risiede proprio in questa libertà, nella semplicità e intensità delle immagini e nel coraggio dei suoi personaggi, antieroi moderni alla ricerca della felicità.

My Father Is My Mother’s Brother è prodotto dallo Studio Garmata Film Production. La responsabile della vendita all’internazionale è Darya Bassel.

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