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CRACOVIA 2018

Recensione: The Stars of Stern

di 

- Gab Abittan, critico cinematografico e giornalista franco-israeliano, debutta con il suo primo documentario, molto personale, su una problematica di ampia rilevanza sociale

Recensione: The Stars of Stern

Gad Abittan, critico cinematografico e giornalista franco-israeliano, debutta come regista con The Stars of Stern [+leggi anche:
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scheda film
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, presentato in anteprima mondiale nella competizione documentari del Festival del cinema di Cracovia. Avendo cominciato le riprese nel 2008, racconta i cambiamenti che si sono susseguiti nel quartiere del distretto di Kiryat HaYovel nella parte sud-ovest di Gerusalemme. 

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Nato in Marocco, Abittan si trasferì in Israele ancora piccolo e fin da subito rimase molto perplesso di fronte alla devozione quasi cruenta con cui si professava la religione nella Terra Promessa; una devozione così diversa da quella che aveva sperimenatto in Nord Africa. Intorno agli anni Sessanta, si trasferì a Stern, edificio costruito nella decade precedente con lo scopo di ospitare migliaia di rifugiati provenienti dai paesi Arabi.  

“Non era un bel posto” afferma uno dei suoi vicini di casa, un inglese che aveva comprato anche lui un appartamento nelle vicinanze poiché a buon mercato.  Nonostante il tasso di spaccio e di criminalità presente nella zona  in un primo momento,  gradualmente  gli abitanti onesti e civili sono riusciti a rendere la zona vivibile e relativamente benestante, con il trascorrere del tempo, attraverso atti di solidarietà e lavoro di squadra scrupoloso.

Confrontandoci con vari vicini di Abittan, dall’anonima gattara a un’amorevole madre di un bambino affetto dalla sindrome di Down, fino all’amico marocchino Moshe (che gira in pigiama e parla veramente molto forte) e alla vecchia coppia russa che preferirebbe parlare in russo piuttosto che in ebraico, capiamo che il quartiere sta affrontando un’ondata di cambiamenti: una maggiore affluenza di ebrei ultra-ortodossi. 

I nuovi arrivati comprano sempre più appartamenti a Stern e gli attuali residenti non sono felici: ciò significa che i monolocali verranno ampliati in modo antiestetico e improvvisato per ospitare i numerosi bambini ultra-ortodossi, che la strada verrà chiusa durante il Sabbath e che il loro secolare stile di vita sarà in grave pericolo.

Nonostante le proteste inscenate dai locali, lo Stato e così anche il Comune si schierano con gli ultra-ortodossi. Tra i nuovi e i vecchi residenti del palazzo, che Abittan riprende, si susseguono continui battibecchi; solo una coppia di nuovi arrivati gli permette di intervistarli nel loro nuovo appartamento.

Abittan veste sia i panni di regista, che gira l’intero film con la sua videocamera analogica portatile, sia di narratore. Se da un lato, ciò conferisce sicuramente al film un sentore grossolano e lo-fi, dall’altro fa sì che lo spettatore s’immedesimi nel regista in quanto persona sfrattata dal suo appartamento per sempre. 

Le osservazioni fuori campo da parte degli abitanti e le informazioni generali da lui fornite, con la sua particolare voce profonda che spesso tradisce la volontà di nascondere le emozioni (caratteristica che lo rende ancora più struggente), conferiscono al documentario un valore molto intimo e privato. Ma la problematica da lui affrontata ha una rilevanza ancora più ampia e non solo per Israele: rientra in una tendenza globale impossibile da ignorare, per cui anche un minimo contributo alla resistenza contro la minaccia crescente è molto prezioso.

The Stars of Stern è praticamente un one-man show: sebbene abbia potuto contare sulle qualità cinematografiche di personalità come il montatore Gilad Inbar e gli direttori di fotografia Itay Ben EzraBenjamin Huguet e Rotem Azulay. Abittan ha prodotto il film interamente da solo, facendosi carico anche della distribuzione.

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(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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