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KARLOVY VARY 2018 East of the West

Recensione: Volcano

di 

- KARLOVY VARY 2018: Il documentarista ucraino Roman Bondarchuk si misura con la fiction con un esordio che che intreccia fantasia e realtà offrendo uno sguardo su un aspetto diverso del nuovo Oriente

Recensione: Volcano
Serhiy Stepansky in Volcano

Il noto documentarista ucraino Roman Bondarchuk si fece conoscere con il mediometraggio Euromaidan. Rough Cut (2014), da lui co-diretto e che fu proiettato all’IDFA. Un anno dopo, il suo primo lungometraggio documentario, Ukrainian Sheriffs [+leggi anche:
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, ricevette il Premio Speciale della Giuria all’IDFA. Con il suo documentario più recente, Dixie Land [+leggi anche:
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, Bondarchuk è tornato alla sua provincia natia di Kherson per seguire un gruppo jazz di bambini. Il suo debutto alla finzione, Volcano [+leggi anche:
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intervista: Roman Bondarchuk
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, è ambientato nella stessa regione e ha avuto la sua prima mondiale nella competizione East of the West al 53° Festival internazionale del cinema di Karlovy Vary.

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Mentre guida attraverso l'immensa steppa nel sud dell'Ucraina, il 35enne Lukas (Serhiy Stepansky), che lavora come interprete per una missione dell’OSCE, si perde. Abbandona il suo gruppo per cercare aiuto, ma quando ritorna, la macchina e tutti gli altri sono scomparsi. Senza un posto dove andare, Lukas cercherà riparo in una piccola città vicina. Lì, ottiene la fiducia di un eccentrico locale, Vova (Viktor Zhdanov), che vive con la sua giovane figlia Marushka (Khrystyna Deilyk) e la sua dispotica madre. Dopo aver accettato l'ospitalità di Vova, Lukas è catturato dall'assurdità e dalla bizzarria della regione e dei suoi abitanti. Mentre lotta per fuggire, si trova di fronte a una serie di situazioni estreme, ma ha anche il tempo per guardarsi dentro e perseguire uno stato di vera felicità.

Nel suo debutto nella finzione, Bondarchuk fa uso di molti degli elementi capitali nel suo lavoro documentario. Ambienta la sua storia in un'area rurale che è praticamente una terra di nessuno, dove c'è una linea sottile tra tragedia e commedia. Considerando la vivida sovraesposizione dei suoi personaggi, la maggior parte dei quali sono interpretati da gente del posto, il film avrebbe potuto facilmente cadere nella farsa. Invece, il regista decide di presentare la sua storia in modo accurato e – grazie alla fotografia di Vadym Ilkov – in modo vivace e realistico. Dato l'approccio serio a tutti gli eventi, un feeling documentaristico è alla base dell'intero film, anche quando la narrazione raggiunge i confini della pura fantasia.

Questo viaggio attraverso la paranoia nella steppa è quasi altrettanto assurdo per Bondarchuk, visto che Volcano si presenta come semi-autobiografico. Il regista è originario di Kherson, ma la sua educazione a Kiev lo rende estraneo tanto quanto Lukas. Inoltre, l'eroe, interpretato in modo goffamente toccante dall'acclamato sound designer Stepansky – noto per la sua collaborazione con Myroslav Slaboshpytskyi in The Tribe [+leggi anche:
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– nel suo primo ruolo da attore, ha la stessa età del regista, è di passaggio e si imbarca in una ricerca interiore simile. Parallelamente, anche l'Ucraina sta vivendo un'esperienza simile.

Volcano riesce a percorrere lo stretto sentiero dove la fantasia si interseca con la realtà, ed entrambi coesistono in armonia. Offrendo solo un assaggio, Bondarchuk trasporta lo spettatore in questo universo parallelo e incantevole del nuovo e sconosciuto Oriente, che può ancora essere seducente senza essere spaventoso.

Volcano è una coproduzione ucraino-tedesco-monegasca di Olena Yershova (Tato Film) con Tanja Georgieva-Waldhauer (elemag pictures GmbH), Michel Merkt (KNM) e Dar’ya Averchenko (South), ed è supportato da Ukrainian State Film Agency e MDM Fund. L’agenzia tedesca Pluto Film gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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