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KARLOVY VARY 2018 Concorso

Recensione: History of Love

di 

- KARLOVY VARY 2018: Il secondo film di Sonja Prosenc perde sul fronte emotivo ciò che guadagna sull'imponente livello sensoriale

Recensione: History of Love
Doroteja Nadrah in History of Love

La regista slovena Sonja Prosenc, il cui primo lungometraggio, The Tree [+leggi anche:
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, ebbe la sua prima mondiale a Karlovy Vary nella sezione East of the West nel 2014, torna con l’attesissimo History of Love [+leggi anche:
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, proiettato nella competizione principale del festival. Prosenc ha mantenuto il suo approccio profondamente sensoriale che affascinò pubblico e critica nel suo primo film, ma si è allontanata dall'angolo socio-politico che aveva, concentrandosi sulle relazioni familiari intime, e in particolare sul mondo interiore della protagonista principale.

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La teenager Iva (Doroteja Nadrah, da Class Enemy [+leggi anche:
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), sommozzatrice, sta cercando di far fronte alla perdita di sua madre, una cantante d'opera morta in un incidente d'auto. Suo padre, un apicoltore, sembra essere appena in grado di gestire le proprie emozioni, figuriamoci quelle dei suoi figli – una figlia più giovane e un figlio adolescente.

Vivono in una grande casa in quella che sembra la periferia di Lubiana e quando un corriere consegna in ritardo un pacco alla madre defunta, la famiglia scopre che aveva una relazione con il direttore della sua orchestra, uno straniero di nazionalità sconosciuta, interpretato dall'attore norvegese Kristoffer Joner (The Wave [+leggi anche:
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). Ora che ha un obiettivo su cui proiettare il suo dolore, la ragazza si fissa su di lui e inizia a perseguitarlo. Questo porterà all'atto finale del film che i due trascorrono insieme su un fiume, in una sorta di segmento sognante e allucinatorio in cui la realtà è fluida come l'ambientazione.

Al fine di cogliere i passaggi della trama di cui sopra, il pubblico deve stare molto attento, giacché vi sono pochissimi dialoghi, e la struttura narrativa è non lineare e costellata di piccoli indizi che spesso non sono facili da rilevare. Questo è la forza di Prosenc, come ha mostrato in The Tree, anche se qui si tratta di un film molto più lussuoso, visivamente e uditivamente parlando.

La fotografia di Mitja Ličen è ricca e variegata, così come le ambientazioni. Dalle strade di Lubiana alla grande casa di famiglia in periferia fino alle lussureggianti rive del fiume, il direttore della fotografia fa fluire la cinepresa, e segue Iva sia sotto il sole che in scene notturne illuminate da lanterne, torce o schermi di smartphone.

Inoltre, la videocamera va spesso sott'acqua – uno dei leitmotiv più coerenti del film. È qui che entra in gioco l’incapacità di udire di Iva, attraverso il sound design creativo e meticolosamente eseguito. Combinato con la colonna sonora, che propone alcuni tra i brani corali di Bach di maggior respiro, il suono e le immagini creano un mondo distinto che appartiene a Iva, e dove realtà e immaginazione si sovrappongono senza confini chiari.

Questo è certamente uno dei punti di forza del film, ma l'eccessivo riduzionismo nei dialoghi e nei dispositivi di trama spesso lascia lo spettatore incerto sulle relazioni e le motivazioni dei personaggi. I temi della perdita, del lutto, dell'alienazione familiare, della colpa e, infine, dell'amore, sono chiaramente presenti, ma è difficile collegarli emotivamente ai personaggi. La recitazione, che si mantiene anch’essa su un basso livello di espressione, nonostante la presenza imponente di Nadrah, è in accordo con questo approccio, che sfortunatamente lascia lo spettatore disconnesso dal nucleo emotivo della storia.

History of Love è una coproduzione tra la slovena Monoo, l’italiana Nefertiti Film e la norvegese Incitus Films.

(Tradotto dall'inglese)

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