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SARAJEVO 2018 Concorso

Recensione: All Alone

di 

- Il regista croato Bobo Jelčić torna in concorso a Sarajevo con il suo secondo film

Recensione: All Alone
Jadranka Djokic e Rakan Rushaidat in All Alone

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, del croato Bobo Jelčić, appare come una naturale prosecuzione dei temi e dell’estetica introdotti nel suo primo lavoro, A Stranger [+leggi anche:
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, premiato a Sarajevo grazie all’interpretazione del protagonista Bogdan Diklić, nominato Miglior Attore. In questa nuova opera, presentata in concorso al Sarajevo Film Festival, il regista si focalizza di nuovo sul personaggio principale splendidamente interpretato da Rakan Rushaidat, e sui rapporti difficoltosi che intrattiene con il mondo attorno a sé. 

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Sin dalle prime scene, Jelčić si addentra nel cuore della tematica del film, con una sequenza in un ufficio in cui assistenti sociali e avvocati citano estratti di leggi riguardanti i tempi concessi ai divorziati per le visite ai figli. Nonostante la brevità della sequenza, il montaggio di Vladimir Gojun e l’impenetrabilità del linguaggio legale usato mettono sicuramente a disagio lo spettatore. 

A breve facciamo il primo incontro con il protagonista, Marko (Rushaidat), che continua a ribadire di aver mantenuto buoni rapporti con la moglie (che non incontriamo mai), ma che vorrebbe estendere gli orari di visita alla figlia di sette anni, Ela. Avvia una procedura legale, ma l’avvocato (Ksenija Marinković in una meravigliosa apparizione) gli fa capire che sostanzialmente provocherà più danni che effetti positivi. 

A casa, la situazione di Marko è simile. Vive con uno zio e una zia (Miki ManojlovićSnježana Sinovčić Miškov), che, naturalmente, vogliono il meglio per lui e hanno una loro personale opinione sul modo in cui Marko dovrebbe gestire la situazione. Lo zio insiste nel proporre un incontro con un amico avvocato di fama, che potrebbe aiutarlo. Anche gli amici di Marko vogliono aiutarlo dispensando consigli: ad esempio, portare la figlia con sé in Bosnia, dove è nato, un paese con leggi molto più lassiste e con più possibilità di corrompere i giudici. 

Marko, nei fatti, è solo ad affrontare tutto questo. È chiara la sua onestà di fondo: vorrebbe agire nel modo più giusto, ma perfino la correttezza non gli darà buoni frutti. Tenterà qualunque strada, ma è anche un uomo molto insicuro e inquieto, e questo lo spinge ad affidarsi ai consigli discutibili delle persone accanto a lui. Tutti vogliono il suo bene, ma sembra che per loro, in realtà, sia più importante dimostrare di essere in grado di risolvere i suoi problemi.

Rushaidat è eccellente nella sua interpretazione del ruolo attorno a cui ruota tutto il film. Si allinea così bene al tema portante che si ha l’impressione che l’intera storia sia narrata dal suo punto di vista, anche quando lo vediamo sullo schermo. 

Il direttore della fotografia Erol Zubčević usa costantemente la camera a mano, filmando il protagonista in spazi caotici, tra faldoni di documenti sulla scrivania dell’avvocato o nell’affollata sala d’attesa. Zubčević inquadra tutti i personaggi da una distanza molto ravvicinata e spesso da angolature oblique, e la sua modalità è complementare all’accurato sound design di Ranko Pauković. Nel film si parla costantemente, e le parole diventano un vociare di fondo in cui Marko si perde completamente, quando non decide di ignorarlo. Tutti i personaggi secondari,  guidati dalla splendida Manojlović, sono eccellenti, ma questo è uno di quei rari casi in cui tutti gli elementi si combinano perfettamente per risultare in un’opera filmica che è molto più della semplice somma delle sue parti.

All Alone è co-prodotta dalla croata Spiritus Movens, dall’olandese De Productie, dalla serba Dart Film, dalla bosniaca Dokument e dalla montenegrina Adriatic Western.

(Tradotto dall'inglese)

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