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VENEZIA 2018 Concorso

Recensione: Opera senza autore

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- VENEZIA 2018: Florian Henckel Von Donnersmarck torna con un film ispirato alla vita dell'artista tedesco Gerhard Richter, indirizzato agli spettatori nati dopo la caduta del Muro di Berlino

Recensione: Opera senza autore
Tom Schilling in Opera senza autore

La vera arte sopravvive ai totalitarismi e non si lascia mai addomesticare dal conformismo se l'artista mantiene la libertà dello sguardo. Questo è l'insegnamento che arriva da Opera senza autore [+leggi anche:
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di Florian Henckel von Donnersmarck, che torna sul grande schermo a otto anni dall'insoddisfacente The Tourist [+leggi anche:
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, Oscar per il Miglior film straniero. 

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L'idea del film in concorso alla Mostra di Venezia è nata da un libro su Gerhard Richter, noto per i foto-dipinti e le opere astratte, dal quale von Donnersmarck ha appreso un particolare agghiacciante della biografia dell'artista di Dresda: il padre della ragazza che aveva sposato era il medico delle SS responsabile del programma di eutanasia del Terzo Reich per il quale era stata uccisa la amatissima giovane zia di Richter. Nonostante tutti i nomi siano stati cambiati il film ripercorre esattamente la vita di questo artista tedesco, stretta tra nazismo e il comunismo della Germania dell'Est.Opera senza autore parte proprio dalla bellissima e intensa relazione tra l'artista bambino (nel film si chiama Kurt Barnert, interpretato da Tom Schilling) e la zia Elisabeth (Saskia Rosendahl). Sono tra il pubblico in visita alla famigerata mostra itinerante sul' "arte degenerata" che Hitler volle nel 2917 per mostrare alla popolazione tedesca quanto fosse corrotte e malate le opere dei vari Chagall, Klee, Grosz, Kandinsky, Mondrian, Dix, Van Gogh. Elisabeth, amante entusiasta della musica e delle arti figurative è li in realtà per ammirare le opere e tramettere la sua passione al nipotino, al quale insegna di "non distogliere mai lo sguardo". Una passione, troppo ardentemente manifestata, che porterà la giovane donna ad essere internata in manicomio e indirizzata alla medesima morte per gas destinata agli ebrei nei campi di sterminio.

Kurt cresce, osserva gli orrori della guerra (Dresda fu interamente distrutta dai bombardamenti alleati), decide di diventare un pittore, va all'accademia e impara nella nuova DDR socialista che la pittura di Picasso e altri innovatori è decadente e antidemocratica, mentre l'arte dovrebbe servire il popolo. Sposa inconsapevolmente la figlia (Paula Beer) del ginecologo (Sebastian Koch) responsabile della morte della zia, il quale è  riuscito a scampare alla caccia alle SS. Per sfuggire all'opprimente realismo socialista il giovane varca il confine poco tempo prima che il Muro sia innalzato. I cinema di Berlino Ovest danno Psycho di Hitchcock. Kurt si ritrova nel 1961 nell'effervescente e libero mondo degli studenti dell'Accademia di Düsseldorf, dove insegna un artista in cui lo spettatore del film riconoscerà facilmente Joseph Beuys. Sarà  il grande performer sciamano a risvegliare il talento nel giovane protagonista, l quale comincia a raffigurare i ricordi sepolti nella propria coscienza rielaborando immagini dai giornali e dal suo album di fotografie. L'arte si fa coerenza, verità,  forza genuina.

Opera senza autore coinvolge lo spettatore, nonostante le 3 ore e otto minuto di durata (poveri esercenti che dovranno programmarlo…) nonostante ogni cosa nel film sia un po' troppo semplice, troppo spiegata e didascalica. E' evidente che von Donnersmarck ha pensato ad un pubblico mediamente giovane, a cui consegnare la sua lettura di un pezzo fondamentale della nostra Storia recente. L'importante "è non distogliere mai lo sguardo".

Girato tra Dresda, Berlino, Görlitz, Colonia, Praga e Düsseldorf, il film è una produzione Pergamon Film e Wiedemann & Berg Film in coproduzione con Beta Cinema, ARD Degeto, Bayerischer Rundfunk, in collaborazione con Sky Deutschland, Rai Cinema e Arte. In Italia sarà in sala dal 4 ottobre con 01 Distribution.

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