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TORONTO 2018 Discovery

Recensione: Saf

di 

- TORONTO 2018: Nel suo secondo film, Ali Vatansever osserva come l’urbanizzazione aggressiva stia alterando sia la sua città che il suo paese attraverso gli occhi di un uomo semplice ma distrutto

Recensione: Saf
Saadet Işıl Aksoy ed Erol Afşin in Saf

Nato e cresciuto a Istanbul, Ali Vatansever è fotografo di paesaggi urbani e regista. Nel 2008, ha lì fondato la casa di produzione creativa Terminal Film, e quattro anni dopo ha diretto il suo lungometraggio di debutto, la commedia drammatica One Day or Another, premiata in vari festival internazionali del cinema. Il suo secondo lungometraggio, Saf [+leggi anche:
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intervista: Ali Vatansever
scheda film
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, è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Discovery al 44° Festival Internazionale del cinema di Toronto.

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Il distretto di Fikirtepe, nella parte asiatica di Istanbul, sta subendo delle enormi trasformazioni urbane. Prima area occupata da abusivi, nella zona è ora in corso una completa ricostruzione, con nuove case ed edifici commerciali. Il ventottenne Kamil (Erol Afşin) vive lì con sua moglie, Remziye (Saadet Işıl Aksoy). Lui è rimasto per lungo tempo senza lavorare, mentre lei era governante per una ricca famiglia. Incapaci di far quadrare i conti, rischiano di perdere la casa. Il loro povero quartiere ospita anche dei rifugiati siriani, anch’essi in pericolo, poiché l’inarrestabile urbanizzazione sta distruggendo gli edifici deserti usati come rifugi.

Oppresso dai pesanti problemi economici, e contrariamente ai suoi principi, Kamil inizia segretamente a lavorare come conduttore di ruspe in una delle aree di costruzione che stanno distruggendo il suo paese. Come se non bastasse accetta un salario più basso, tanto quanto quello riservato ai rifugiati siriani, rubando così il lavoro ad uno di loro. Questo, naturalmente, scatenerà dei confilitti nella zona, soprattutto quando i suoi colleghi turchi verranno a saperlo. Pian piano, lo stress del lavoro e il nuovo ambiente cambieranno Kamil, e questo è evidente anche nel suo rapporto con Remziye, che, quando lui scomparirà improvvisamente, dovrà affrontarne le conseguenze.

Vatansever, che del film ha anche scritto la sceneggiatura, crea una pellicola cupa ma attuale ambientata durante il periodo più denso di cambiamenti non solo per Istanbul, ma per l’intera Turchia. Soprattutto, osserva come le forze che stanno alterando il paesaggio urbano possono addirittura distruggere un uomo semplice come Kamil. In turco, “saf” significa puro, ingenuo, credulone o sciocco, tutti aggettivi che corrispondono a Kamil. L’ambiente ostile che lo circonda indebolisce lentamente la sua personalità, facendo di lui un uomo spietato che lotta per sopravvivere, cambiamento descritto da Afşin in modo davvero realistico. Certo è che nemmeno Remziye, di cui Işıl Aksoy ci fornisce un ritratto convincente, è invulnerabile, è questo diventa ancora più evidente quando sarà lei la protagonista della storia, quando gli elementi “thriller” vinceranno su quelli sociali.

Tenendosi alla larga dal descrivere la tipica immagine che la maggior parte del pubblico occidentale potrebbe avere della città, Saf pone le domande più complesse e ossessive su Istanbul in modo diretto, lineare. Vatansever corre un enorme rischio affrontando molti temi estremamente attuali – la crisi economica, i rifugiati siriani, il degrado sociale, l’aggressiva urbanizzazione e le relazioni familiari e professionali – ma riesce a gestire tutto e mantenere un equilibrio delicato senza ottenere un risultato finale schiacciante o eccessivo.

Saf potrebbe essere una sleeper hit. La storia si evolve nel tempo, e i personaggi inizialmente distanti si avvicinano poi moltissimo, rendendo l’esame della coscienza umana ancora più evidente. Le incredibili performance insieme all’inaspettata narrazione offrono senza dubbio una diversa prospettiva su un tema che è stato già esplorato molte volte – e non solo nel cinema turco.

Saf è una coproduzione turca, tedesca e rumena di Selin Vatansever Tezcan e Oya Özden (Terminal Film) con Harry Flöter, Jörg Siepmann (2Pilots Filmproduction) e Anamaria Antoci (4 Proof Film). La compagnia francese Doc & Film International si occupa delle vendite estere.

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(Tradotto dall'inglese da Giada Saturno)

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