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ZURIGO 2018

Recensione: Tell It to the Bees

di 

- Anna Paquin e Holliday Grainger interpretano l'adattamento piuttosto semplice di Annabel Jankel del bestseller di Fiona Shaw

Recensione: Tell It to the Bees
Holliday Grainger e Anna Paquin in Tell It to the Bees

La regista Annabel Jankel porta sul grande schermo il romanzo del 2009 di Fiona Shaw ambientato in Scozia nel 1952 in Tell It to the Bees [+leggi anche:
trailer
intervista: Annabel Jankel
scheda film
]
, proiettato come Gala Premiere allo Zurich Film Festival. Narrato dal punto di vista del piccolo Charlie (Gregor Selkirk) – la prima immagine del film è dei suoi occhi che guardano dritto a noi, con la sua voce narrante che ci informa che è il suo ricordo degli eventi ciò che andremo a vedere – la storia è la sua testimonianza del risveglio sessuale di sua madre, Lydia (Holliday Grainger), che sfida i costumi locali cacciando di casa il padre assente di Charlie, Robert (Emun Elliott), e innamorandosi del nuovo medico in città, la dottoressa Jean Markham (Anna Paquin).

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Questa società del dopoguerra è l'alba di un nuovo mondo in cui le donne vanno a lavorare (Lydia è spesso vista accanto ai macchinari mentre lavora al mulino) e diventano autosufficienti, e in cui la capacità degli uomini di usare il potere finanziario per mantenere le loro mogli sotto controllo sta diminuendo. Quando Lydia viene sfrattata dopo la fine del suo matrimonio con Robert, si affida alle buone grazie della dottoressa Markham per trovare ricovero. Ciò manda in subbuglio i pettegoli locali, specialmente la sorella di Robert, Pam (Kate Dickie), che conosceva la giovane dottoressa Markham prima che venisse cacciata dalla città a causa di una relazione sconveniente. Nonostante i pittoreschi giardini e strade, si tratta di una società brutale dove il patriarcato viene riaffermato nei modi più violenti.

L'equilibrio tra questa durezza della vita, la tenerezza del nuovo amore e le crescenti pene di Charlie è ciò che la regista Jankel fatica a raggiungere. Avrebbe potuto essere più audace nel rimanere fedele alla prospettiva narrativa messa in piedi dalla voce fuori campo, mentre invece rinuncia rapidamente al punto di osservazione di Charlie per accedere a scene a cui il ragazzino non poteva essere chiaramente essere presente.

Inoltre, Jankel non riesce a creare una quantità sufficiente di adrenalina per portare la relazione al centro della trama e, di conseguenza, la storia d’amore principale sembra piatta. In un film che tratta di come i segreti siano distruttivi ma a volte necessari, sceglie di raccontare la storia in un certo modo, dove non ci sono molti dubbi sulla verità delle cose, e non c'è l'idea che Charlie potrebbe essere un narratore inaffidabile. È un racconto piuttosto semplice del libro di Shaw, il che è un vero peccato, perché i personaggi principali hanno un arco narrativo ampio e interessante, e il mondo rappresentato è vivido. La scelta di riprendere gli interni con toni tenui e quindi contrastare questo con la luminosità attorno agli alveari funziona bene, così come il riff sulla classica scena romantica finale, che è adeguatamente piena di gioia e venata di tristezza – ma semplicemente non ci sono abbastanza di questi alti.

Tell It to the Bees è una coproduzione britannico-svedese di Reliance Entertainment, Productions 8, Archface Films, Taking a Line for a Walk Productions, Riverstone Pictures, Cayenne Film Company, Motion Picture Capital, British Film Institute (BFI), Creative Scotland, Filmgate Films, Twickenham Studios e Film i Väst AB. Le vendite mondiali sono affidate a Film Constellation.

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(Tradotto dall'inglese)

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