email print share on facebook share on twitter share on google+

ARRAS 2018

Recensione: Heavy Trip

di 

- I finlandesi Juuso Laatio e Jukka Vidgren firmano un’opera prima semplice e molto divertente sulle disavventure di una band campagnola di heavy metal

Recensione: Heavy Trip

"Questa musica è la nostra passione; gli altri ragazzi giocano a hockey o girano in macchina in cerca di ragazze: noi suoniamo il metal". È lavorando sul contrasto tra la tranquilla normalità di un piccolo villaggio della Finlandia profonda e il carattere trasgressivo di uno stile musicale al limite della barbarie che il duo finlandese Juuso Laatio - Jukka Vidgren si è lanciato nel lungometraggio con il divertente Heavy Trip [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, proiettato nella sezione Scoperte Europee del 19° Arras Film Festival.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Composto da amici d'infanzia che suonano insieme da 12 anni senza curarsi della vox populi locale che li tratta come paria un po’ degenerati, il quartetto formato dal cantante Turo (Johannes Holopainen), il chitarrista Lotvonen (Samuli Jaskio), il bassista Pasi (Max Ovaska), che possiede la più grande raccolta di musica metal del paese (fino al grindcore uruguaiano), e il batterista Jynkky (Antti Heikkinen), pianifica un giorno di esibirsi finalmente in pubblico. Bisogna quindi innanzitutto scrivere una canzone originale ("i testi heavy metal sono spesso basati sulla mitologia, l'occultismo, il satanismo, il fantasy o le proprie disgrazie") di cui si incarica il gentile Turo, badante presso un'istituzione locale, che corteggia timidamente la fioraia Miia (Minka Kuustonen), la figlia del poliziotto locale che invece la vorrebbe destinare al crooner del villaggio, lo sbruffone Jouni (Ville Tiihonen).

Ma bisogna anche trovare un suono unico che i macelli della famiglia Lotvonen, dove il gruppo si riunisce per fare le prove, offrono casualmente: "le anime di centinaia di renne che urlano dal dolore sulla via dell'inferno delle renne". Il risultato? Un fragoroso brano personale ("non abbiamo mai suonato così brutalmente") la cui registrazione viene consegnata al promoter (Rune Temte) del festival norvegese Northern Damnation, di passaggio nella regione. Per gli splendidi occhi di Miia, Turo si lascia andare quindi a una bugia lusinghiera (la band andrà a suonare in Norvegia) ed ecco che il nostro quartetto, ribattezzato Impaled Rektum, diventa improvvisamente protagonista nel villaggio. Ma nessuno li ha mai sentiti suonare in pubblico e bisogna trovarsi un look di scena, foto promozionali, un furgone per il viaggio... Un confronto con la realtà che non mancherà di molteplici peripezie con un internato lappone (Chike Ohanwe) alla riscossa...

Basato su un umorismo senza pretese, al contempo molto semplice e molto creativo, Heavy Trip è un film ultra divertente in cui è possibile incrociare una nave da guerra vichinga e guardie di frontiera in pieno delirio militaristico (ossessionate dal fondamentalismo islamico). Scavando con un grande senso del ridicolo il solco del "tutti vogliono vedersi più grandi di quello che sono", il film gioca con gioia ed efficacia sui codici dell’ambiente heavy metal e dei tour musicali (The Blues Brothers, Velvet Goldmine) per un tuffo iniziatico molto stridulo nella "metal attitude".

Prodotto da Making Movies in associazione con Mutant Koala Pictures e Umedia, Heavy Trip è venduto nel mondo da Level K.

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.