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FILM Germania

Recensione: The Chairs Game

di 

- Il primo lungometraggio dell'autrice italo-tedesca Lucia Chiarla, sulla vita angosciosa di una scrittrice e giornalista sulla soglia dei 40 anni a Berlino, è attualmente nelle sale tedesche

Recensione: The Chairs Game
Eva Löbau in The Chairs Game

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, attualmente nei cinema tedeschi, l'attrice austriaco-tedesca Eva Löbau interpreta una nuova variante della donna un po' impacciata, ipersensibile e intellettuale sulla soglia dei quarant’anni, un ruolo che Löbau incarna sorprendentemente spesso nei suoi film. Nel primo lungometraggio di Lucia Chiarla, si presenta fin dall'inizio allo spettatore come Alice, 39 anni, scrittrice e redattrice freelance di Berlino. È single, dice, e aggiunge immediatamente che questo è, ovviamente, irrilevante. E così crea la prima situazione imbarazzante – solo una delle tante – ancor prima che i titoli di apertura siano passati e lo spettatore guardi il volto della protagonista.

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Per aiutare un amico, Alice partecipa regolarmente a sondaggi per ricerche di mercato su nuovi prodotti, in cui deve parlare di uno specifico asciugamano di carta, vino rosso o limonata alla moda, al fine di incoraggiare gli altri partecipanti a comprarlo. La sua retribuzione consiste in buoni benzina, ma non ha la macchina. Alice non è in grado di trovare un lavoro come giornalista o autrice e l'ufficio di collocamento di Berlino la obbliga a partecipare a una serie di seminari in cui si suppone che impari come fare correttamente domanda per un lavoro. Il consiglio ricorrente che riceve è che sarebbe meglio cercare una professione completamente diversa.

Alice è rappresentativa di un enorme numero di diplomate in arte che non solo vivono a Berlino, ma hanno una predilezione per la città. Si sono trasferite lì piene di speranze e sogni e sono molto spesso sopraffatte dalla concorrenza. Saltano da un lavoro mal pagato a un altro, o finiscono come impiegate in attività d’ufficio per le quali sono normalmente troppo qualificate. I colloqui che sostiene Alice suonano molto familiari. Lo stesso vale per le discussioni che ha con amici e familiari, e molti giovani saranno quindi in grado di identificarsi con Alice.

La forza principale del film è l'autenticità dei suoi dialoghi e la sua attenta osservazione della vita quotidiana. Chiarla utilizza uno stile narrativo laconico che implica una certa ironia, che consente al film di oscillare tra commedia nera e dramma. Diverte e disturba allo stesso tempo. In accordo con il principio della legge di Murphy, la storia sviluppa un disegno distruttivo. In ogni momento, il personaggio principale è completamente plausibile, il che rappresenta l'unica riuscita dell'attrice Eva Löbau, che ha interpretato un ruolo simile in The Forest for the Trees di Maren Ade (2003). La performance di Löbau si basa sul principio del "less is more", come tutto il film. Anche se la durata è di circa due ore, non c'è una singola scena superflua, e la maggior parte della storia si svolge sul volto della protagonista. Malgrado in seguito diventi un personaggio pietoso, l'osservatore fa fatica ad affezionarcisi, poiché è imbarazzante e ripugnante. Chiarla dipinge un quadro tenebroso della situazione lavorativa di molti giovani, ma lo fa con empatia, umorismo e originalità.

The Chairs Game è stato presentato al Max Ophüls Prize Film Festival e ha vinto il premio del miglior film all’Achtung Berlin Festival nel 2018. E’ una produzione di Kess Film in coproduzione con Schiwago Film e Camelot Berlin, e Filmperlen si occupa della sua distribuzione.

(Tradotto dall'inglese)

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