email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

FILM Francia / Belgio

Recensione: Sauver ou périr

di 

- Pierre Niney brilla nel ruolo commovente di un bravo pompiere che cerca di ricostruire se stesso nel secondo lungometraggio di Frédéric Tellier

Recensione: Sauver ou périr
Pierre Niney in Sauver ou périr

Un'immersione profonda in un evento ultra drammatico dal punto di vista ben documentato di coloro che lottano per il bene collettivo, era già l'approccio di Frédéric Tellier in L'Affaire SK1 [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
(nominato ai César 2016 per la miglior opera prima e il miglior adattamento, ma anche al premio Lumières per la miglior fotografia) che decifrava il lavoro dei poliziotti investigatori per identificare un serial killer. Con il suo secondo film, Sauver ou périr [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, lanciato mercoledì 28 novembre nelle sale francesi da Mars Films, il cineasta ne offre una variante ancora più intensa, concentrandosi questa volta sulla missione quotidiana dei vigili del fuoco di Parigi (che sono militari) e in particolare sul destino crudele di uno di loro, profondamente colpito dal fuoco e a confronto con una perdita di identità di una violenza fisica e psicologica tanto forte che le sue prospettive di un futuro sociale e sentimentale sembrano sprofondare in un buio quasi insormontabile.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Questa traiettoria di un uomo solare, devoto e felice, falciato nel pieno del suo slancio e che si ritrova a terra, totalmente distrutto e a dover trovare un modo per riconnettersi con la sua parte di umanità perduta (ma è possibile?) e con il suo entourage, offre a Pierre Niney (César 2015 al miglior attore per Yves Saint Laurent [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Jalil Lespert
scheda film
]
e nominato nel 2017 per Frantz [+leggi anche:
recensione
trailer
Q&A: François Ozon
scheda film
]
) l'opportunità di dispiegare tutto il suo talento in una performance melodrammatica in linea con i ruoli "eroico-disperati" tipici di un certo cinema americano.

Il giovane sergente Franck Pasquier esercita con rigore ed entusiasmo il suo mestiere di vigile del fuoco, una vera vocazione in cui inietta una reale capacità di empatia e un forte senso di solidarietà di gruppo, un valore ben radicato nel quotidiano della caserma dove vive con Cécile (Anaïs Demoustier), la sua compagna incinta. Dai massaggi cardiaci alle segnalazioni di senzatetto, dagli incidenti stradali ai suicidi in metropolitana, il giovane passa attraverso alti e bassi, salvataggi e sconfitte dinanzi alla morte, ma lo spirito di corpo tiene unita tutta la squadra (la litania della scansione dei nomi dei vigili del fuoco "morti tra le fiamme" e la Marsigliese cantata ogni mattina nel cortile, allenamento fisico intensivo, stato di emergenza continuo...). Ambizioso, Franck supera l'esame molto selettivo di comandante delle operazioni di soccorso per gli incendi. Ma nell'incendio di un magazzino, rimane gravemente ustionato, soprattutto in faccia. Come guarire, riprendersi mentalmente da tale trauma, accettare il suo nuovo aspetto, vivere o meno con i propri cari, poter amare di nuovo, amarsi ed essere amato, reintegrarsi nella società? Tutte domande esistenziali che sono altrettante fasi di una pesantissima via crucis in cui il richiamo del vuoto lascia filtrare solo qualche sottile bagliore di speranza. Un viaggio fino all'essenza dell'umano che il regista (che ha co-scritto la sceneggiatura con David Oelhoffen) descrive con una meticolosità che alcuni potrebbero trovare a volte troppo melodrammatica, ma la cui toccante durezza non può lasciare nessuno indifferente.

Prodotto da ASingle Man Productions e coprodotto da Mars Films, France 3 Cinéma e i belgi di Umedia, Sauver ou périr è venduto nel mondo da WTFilms.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy