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SUNDANCE 2019 Concorso World Cinema Documentary

Recensione: The Magic Life of V

di 

- Il nuovo documentario di Tonislav Hristov, proiettato a Sundance, offre alcuni momenti toccanti ma, proprio come la sua protagonista, lotta per trovare la sua vera voce

Recensione: The Magic Life of V

All’inizio di The Magic Life of V [+leggi anche:
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di Tonislav Hristov, attualmente proiettato nel concorso World Cinema Documentary del Sundance Film Festival (24 gennaio-3 febbraio), la giovane finlandese Veera viene mostrata mentre si tinge i capelli di blu e parla del suo "personaggio", V. "E' molto loquace e vuole essere subito amica di tutti", spiega allegramente sulla strada verso un castello polacco che rappresenta Hogwarts, dove spera di entrare nell'universo di Harry Potter. "È sempre felice". Inutile dire che la vera Veera è tutt’altro – o così pare, visto che sembra non saperlo neanche lei stessa.

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Il film attira da subito l'attenzione offrendo uno spaccato del mondo del LARPing (live-action role-play, gioco di ruolo in cui i giocatori abitano i loro personaggi in contesti di vita reale), che sia presso la summenzionata scuola di magia e stregoneria o in qualche terra post-apocalittica piena di mutanti – due esperienze che Vera non vede l’ora di provare – ma The Magic Life of V sembra riguardare qualcosa di più banale: l'alcolismo. Quando inizia ad aprirsi sulla sua infanzia tormentata dalla dipendenza di suo padre con un collega mago o terapeuta, i video di famiglia sgranati diventano improvvisamente sempre più minacciosi ed emerge una triste storia – con il passare del tempo indicato solo dai cambiamenti di colore dei capelli e di accento.

È una storia che tutti i soggetti coinvolti cercano di minimizzare il più a lungo possibile. "Ricordo che il suo senso dell'umorismo era bizzarro", dice la madre di Veera dopo aver sentito che il suo ex fingeva di tagliarsi la gola di fronte ai bambini. Se, come sostengono alcuni terapeuti, i figli degli alcolizzati si rifugiano spesso nelle loro fantasie, Veera diventa in realtà altre persone, almeno per poche ore o giorni, e cerca di risolvere i suoi problemi indossando costumi ed evocando demoni. Ma lei non è l'unica a essere colpita dal passato: suo fratello disabile ha sopportato difficoltà simili e chiaramente non è così a suo agio nel mettersi a nudo davanti alla videocamera. Purtroppo, questo è anche il punto in cui il film è più debole, con conversazioni prolungate che spiegano ciò che già sai, e che riecheggiano le interazioni forzate di cui sono fatti gran parte dei reality show televisivi.

È un lavoro maturo e un passo avanti rispetto al divertente, sebbene superficiale, film precedente di Hristov, Love & Engineering [+leggi anche:
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, ma non è né memorabile né "magico" come meritava di essere. "Che cosa c'è di tanto unico nel rapporto tra la Finlandia e l’alcol?", si chiede un giornalista della CNN: è difficile dirlo, ma ci saranno sicuramente altri film sulla questione. Tuttavia, pochi saranno in grado di superare il breve momento in cui Veera riesce finalmente a confrontarsi con suo padre. Ciò che lui le dice, e che qui non abbiamo intenzione di spoilerare, è qualcosa che lascia davvero storditi, straziante nella sua ovvietà e banalità. È solo un peccato che arrivi così tardi.

The Magic Life of V è prodotto da Kaarle Aho e Kai Nordberg di Making Movies in coproduzione con Soul Food e Kirstine Barfod Films. Le sue vendite internazionali sono gestite da Cat&Docs.

(Tradotto dall'inglese)

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