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FILM / RECENSIONI

Recensione: Cellar Door

di 

- Il secondo film di Viko Nikci è un thriller sperimentale sicuramente degno di nota, ma vederlo richiede molta attenzione e pazienza

Recensione: Cellar Door
Karen Hassan in Cellar Door

Il film di Viko Nikci, Cellar Door [+leggi anche:
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, è uscito nei cinema irlandesi il 25 gennaio, dopo aver esordito con successo la scorsa estate al 30° Galway Film Fleadh. È il secondo lungometraggio del regista, dopo il debutto con il documentario Coming Home. Quest’ultimo, uscito nel 2014 e supportato dall’allora Irish Film Board, si basa sulla vita di Angel Cordero, un padre incarcerato ingiustamente che dopo 13 anni di prigione torna a casa e scopre che la vera battaglia sarà costruire una relazione con la figlia. Famiglia, perdita e trauma sono ancora una volta al centro dell’opera di Nikci con Cellar Door, sebbene abbia un’altra ambientazione e sia pervasa da nuovi propositi narrativi.

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La storia di Cellar Door, scritta interamente dal regista stesso, segue – in modo frammentario e disorientante – le vicissitudini di Aidie (Karen Hassan), una giovane donna convinta di aver dato alla luce un figlio che un prete (Mark O'Halloran) e una suora (Catherine Walker) le hanno portato via. La prima scena definisce chiaramente i principali temi e lo stile del film; infatti la narrazione si apre con il risveglio di Aidie in un bagno, confusa e incapace di ricordare cosa le sia appena successo, seguita da alcuni brevi barlumi del suo passato. Di lì in poi, gli spettatori assisteranno alla lotta di Aidie per scoprire la verità e rivisitare ripetutamente gli anni passati. Questa sua esplorazione del tempo e dello spazio si percepisce in maniera nebulosa, quasi onirica, e viene efficacemente trasmessa grazie all’eccellente lavoro di montaggio sempre ad opera di Nikci. Anche se è un viaggio piuttosto difficile da seguire, specialmente nelle prime sequenze, la lodevole interpretazione di Hassan ripaga gli spettatori attenti dipingendo il ritratto preciso di una giovane donna tormentata, scossa violentemente da ricordi confusi ma che, nonostante ciò, è estremamente determinata a portare avanti la propria ricerca. 

Cellar Door di Nikci è un’esperienza cinematografica impegnativa ma soddisfacente, difficile da categorizzare sia a livello visivo che narrativo, forse a un crocevia tra i generi horror, drammatico, thriller e sperimentale. Inoltre, la colonna sonora e gli effetti visivi sono potenti e si prestano bene alla visione del regista: la fotografia è stata affidata a Robert Flood, al suo primo film di finzione come direttore della fotografia e nuovamente sul set con Nikci dopo Coming Home, mentre la musica è stata composta da Ray Harman, un veterano del cinema irlandese (Shooting the Mafia [+leggi anche:
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, The Young Offenders [+leggi anche:
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). Nel suo complesso, il film è un’opera molto promettente che fa ben presagire per i futuri film di finzione del regista. Sarebbe interessante vedere Nikci esplorare un nuovo genere (o semplicemente una nuova storia) con lo stesso coraggio creativo e un’uguale attenzione per i dettagli, ma ricercando un equilibrio migliore tra la deliberata complessità della trama e la capacità di accontentare il pubblico. A volte, per esempio, la costruzione intricata del film avrebbe tratto vantaggio nel risparmiare lo spettatore da alcune ripetizioni inutili. 

Cellar Door è stato prodotto da Viko Nikci, David Collins, Laura McNicholas e John Wallace per gli studi irlandesi Samson Films e Welcome Home Pictures. Samson Films è responsabile anche della distribuzione internazionale nei cinema.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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