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GÖTEBORG 2019

Recensione: Mating

di 

- Nel suo nuovo documentario, Lina Maria Mannheimer tiene il passo con i millennials

Recensione: Mating

Il nuovo film di Lina Maria Mannheimer, Mating [+leggi anche:
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, presentato in anteprima mondiale al Göteborg Film Festival nel Concorso documentari nordici, è spesso definito come un "progetto" durante la sua breve durata, e giustamente – invece di costruire una narrazione chiara, la regista svedese segue il flusso dei social media sulle orme di due giovani e dei loro appuntamenti online. La questione si fa più complessa quando si incontrano per davvero e si infatuano l'uno dell'altra, poi no, poi sì di nuovo. Più complessa, ma non necessariamente più interessante.

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Le disavventure di Edvin e Naomi, punteggiate da emoji e chiamate Skype, sono semplicemente troppo reminiscenti di tutti i recenti reality show che intendono dire qualcosa di nuovo sul panorama in continua evoluzione delle relazioni moderne. Mentre parlano dei loro sentimenti – e per qualche ragione, anche quando fanno la doccia – sarebbe difficile indicare la differenza esatta tra le tattiche impiegate qui e tutte quelle cosiddette "interviste-confessione" affinate alla perfezione in trasmissioni come Al passo con i Kardashian. Portato fuori dal cinema, Mating andrebbe benissimo per quegli show, poiché è quasi impossibile dire quali emozioni sono messe in scena e quali sono reali.

È logico che due ragazzini, nutriti a pane e Instagram o Tinder, riflettano inconsciamente alcuni di questi comportamenti, e anche i momenti apparentemente romantici, come quando si salutano con le lacrime agli occhi o ammirano il chiaro di luna, possono svolgersi solo dopo aver messo in scena la foto perfetta, da aggiustare in seguito con un filtro appropriato. Ma mentre le loro conversazioni sono proprio così nel 2019 (sarebbe interessante vedere ciò che un osservatore molto più vecchio intenderebbe per "filtro Snapchat integrato"), alla fine sembra che con tutti i messaggi che si inviano, Edvin e Naomi siano tanto confusi quanto prima.

Condividendo il genere di dettagli espliciti che farebbero felice Portnoy di Philip Roth, eppure del tutto sprovveduti, non sono neanche lontanamente in grado di capire se la nuova attrazione è lì per rimanere, con Edvin che vanta la sua ritrovata fiducia sessuale mentre Naomi è incline più all’introspezione e ai puzzle. "In otto giorni, hanno inviato 3.000 messaggi", ci informa la didascalia, ma se una critica frequente rivolta ai film dedicati a scrittori famosi è quella che non c'è niente di così noioso come guardare qualcuno che scrive, gli sms sono anche peggio. Mentre si conoscono meglio, con la lotta per il potere che si evolve quanto basta per far male a tutti, ci sono sicuramente alcune scene che sembrano un po’ più oneste. Ma sembra che siano gli unici a sapere esattamente cosa sia successo, e forse quei pochi momenti che accadono fuori dallo schermo sono anche i più importanti. E forse era proprio questo il punto.

Mating è prodotto da Isabella Rodriguez e Mathilde Dedye, della svedese French Quarter Film. Il film è distribuito a livello locale da TriArt.

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(Tradotto dall'inglese)

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