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BERLINALE 2019 Panorama

Recensione: Dafne

di 

- BERLINO 2019: Questo amabile dramma familiare diretto da Federico Bondi, e incentrato sul personaggio principale, potrebbe conquistare il cuore del pubblico del Panorama

Recensione: Dafne
Carolina Raspanti e Antonio Piovanelli in Dafne

Dafne è nata con del materiale genetico di troppo. Una terza copia del cromosoma 21 l’ha portata ad avere la sindrome di Down. A parte ciò, è come ogni altra donna: ha un lavoro che ama, ha amici leali, ama flirtare con uomini belli e ha una relazione complicata con i suoi genitori. Quando sua madre muore improvvisamente durante le vacanze estive, Dafne e il suo settantenne padre sono afflitti dal dolore. Lui soffre in silenzio, mentre sua figlia viene aggredita da intense tempeste emotive. Rifiuta di prendere sedativi che potrebbero alleviare il dolore, o la sua tristezza e lo straziante senso di perdita. "Voglio piangere", grida a suo padre.

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Perché, come Federico Bondi mostra in Dafne [+leggi anche:
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, proiettato al Panorama della 69ma Berlinale, lei è proprio così: dice quello che pensa, esprime i suoi sentimenti e non le importa se, nel farlo, infrange le norme sociali. Da non fraintendere: Dafne non è una enfant terrible o una ribelle con (molta) causa; lei è solo un po’ più reale e autentica degli altri. E mentre attraversa importanti eventi della sua vita, capisce su chi può davvero contare e rimodella la sua relazione con suo padre. Con il loro amore e le loro cure, i suoi genitori l'hanno sempre protetta dai pregiudizi e dalle crudeltà del mondo, e ora, scomparso uno di loro, è il momento per la trentenne di crescere davvero. Lei e suo padre partono per un viaggio, che è come un rito di passaggio, in quanto li aiuta a passare da una fase all'altra della vita.

Il cromosoma 21 extra di Dafne non è un problema nel film di Federico Bondi; a tal proposito, ricorda i personaggi di Vincent Wants to Sea [+leggi anche:
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di Ralf Huettner, dove la disabilità o una condizione particolare è solo una parte della personalità del protagonista. Quindi qual è il vero focus per Bondi? Come suggerisce astutamente il titolo, è tutto incentrato su Dafne: le sue esplosioni, i suoi commenti divertenti e un tipo di legame autentico che si forma tra lei e il pubblico. Per coloro che non provano alcun feeling per Dafne, guardare l'intero film potrebbe essere difficile, specialmente alla fine del secondo atto, quando l'azione rallenta considerevolmente. Ma è il rischio che solitamente si corre con una storia basata su un personaggio, e a parte questo, il film di Bondi si sviluppa organicamente, emanando calore e umorismo. Tuttavia, il merito più grande va all’attrice esordiente Carolina Raspanti, che porta molta vita e consistenza al personaggio di Dafne. È indimenticabile: riesce a trasmettere sapientemente sia il suo lato amabile che fastidioso, e a dipingere il ritratto di una donna veramente complicata.

Dafne è prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, per Vivo Film e Rai Cinema. Rai Com gestisce le vendite mondiali. 

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(Tradotto dall'inglese)

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