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BERLINO 2019 Fuori concorso

Recensione: The Operative

di 

- BERLINO 2019 : L'israeliano Yuval Adler realizza un film di spionaggio ben diretto in cui adotta la prospettiva di una donna agente del Mossad la cui umanità nuoce alla sua missione

Recensione: The Operative
Martin Freeman e Diane Kruger in The Operative

Riprendendo alcune tematiche sviluppate nella sua precedente pellicola, il suo primo lungometraggio, Bethléem [+leggi anche:
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(Premio Fedeora come miglior film alla Giornate degli Autori di Venezia 2013, sei Premi dell’Accademia del Cinema di Israele tra cui come miglior film, regia e sceneggiatura), lo sceneggiatore e regista israeliano Yuval Adler ha presentato in occasione del 69° Festival di Berlino The Operative [+leggi anche:
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, un film di spionaggio ben diretto, perfetto per il programma fuori concorso dell’evento, poiché fa incursione nella capitale tedesca e dirige Diane Kruger in un ruolo che le calza a pennello. 

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Sebbene The Operative utilizzi molti cliché (la telefonata chiave mentre l’agente fa jogging, ansiosi attraversamenti di frontiera, testacoda in mezzo alla folla nei luoghi pubblici, momenti di tensione alle stelle...), essi vengono rapidamente spazzati via dalla trama, di ottima qualità e non poco originale. In realtà, pur rimanendo fedele al genere (comprese alcune piccole mancanze ad esso legate, come quella dei dialoghi in due lingue poiché alcuni attori ne parlavano una sola, ma che è stata tuttavia ben risolta con la scelta di un’attrice poliglotta), dove molti film di spionaggio nascondono alcune imperfezioni della loro sceneggiatura dietro i segreti e i complotti che accompagnano il loro protagonista, questo cade sempre in piedi. Il personaggio di Rachel, creato da Adler, sfugge al registro Homeland  perché  non è intrinsecamente agitato. Al contrario, è proprio la sua calma e la “normalità” umana delle sue reazioni a dare al film una prospettiva e un ritmo diversi.

Strutturato come un film a posteriori , a seguito di una telefonata misteriosa che permette di creare una linea temporale cronologica, sotto forma di lunghi flashback, eventi accaduti fino ad allora di modo da far confluire tutti i quesiti nell’episodio finale, la pellicola ci presenta un personaggio ambiguo, anche due, poiché il nostro agente segreto del Mossad è accompagnato nell’arco di tutto il film da un amico, Thomas, interpretato dall’inglese Martin Freeman, il quale si rivela altrettanto ambivalente nei sui comportamenti nei confronti di lei. A partire da un messaggio codificato (o non) indirizzato tanto alla Rachel “spia” quanto alla Rachel “normale” (questa è l’idea in generale), la seguiamo mentre stabilisce la sua falsa identità a Teheran e scopriamo con lei, nell’arco del film, un’altra faccia dell’Iran di cui si avverte il fascino, che si intensifica in seguito all’incontro di Rachel con Farhard (Cas Anvar), suo bersaglio, nonché uomo molto affascinante il cui modo di porgersi attira le attenzioni del pubblico: la sua eleganza ma anche la sua sincera gentilezza, intrisa di onestà.

Più che sugli escamotage di tradimento, è sui legami di lealtà e umanità, decisamente meno singolari, che si articola la trama (da cui la forza delle scene dove Rachel, con la scusa di una pausa per una sigaretta, fa amicizia con una guardia che in seguito dovrà ingannare). L’antagonismo dei suoi rapporti con i colleghi della sezione “Business as Usual” deriva da questa umanità fondamentale per cui si avverte un’irresistibile spinta durante tutto il film: questo è l’asse che le impedisce di perdersi nella spirale di trame oscure e che Kruger, di cui non si dimentica il viso, interpreta il ruolo in modo talmente convincente (quasi facendoci dimenticare che si tratta di lei) e al tempo stesso intenso e contenuto, da riuscire a farci immedesimare nelle missioni di spionaggio piene di suspense e ansia.

The Operative è una coproduzione tra Match Factory Productions (Germania), Spiro Films (Israele), Le Pacte (Francia), Archer Gray (Stati Uniti), Black Bear Pictures (Stati Uniti), Mountain Trail (Stati Uniti), KNM (Germania), Neue Bioskop Film (Germania), Bord Cadre Films (Svizzera) e Little Shark Entertainment (Germania). La distribuzione internazionale del film è garantita da Endeavor Content (Los Angeles).

(Tradotto dal francese da Carlotta Cutrale)

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