email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

BERLINO 2019 Panorama

Recensione: The Breath

di 

- BERLINO 2019: Uli M. Schueppel conclude la sua trilogia berlinese con una raccolta sensoriale di confessioni notturne, superba e struggente, che ci cattura e ci avvolge

Recensione: The Breath

Cala la notte, e noi entriamo in The Breath [+leggi anche:
trailer
intervista: Uli M. Schueppel
scheda film
]
in aerotreno. La linea S-Bahn si dispiega nella notte berlinese come un nastro di malinconia attraverso il parabrezza punteggiato di pioggia, un accordo di musica plana sopra la scena e la riempie di tristezza placata, immobile, sospesa come queste rotaie sulle quali si scivola fino a essere avvolti nella foschia sognante di un bianco e nero sgranato. E poi una voce inizia lentamente a raccontare, prendendo il tempo per ricordare le sensazioni di quel momento, in cui è successo qualcosa. Sarà la prima di ventisei voci diverse, quelle di individui anonimi che osserviamo, silenziosi e pensierosi, mentre la città dorme, senza che la camera li guardi veramente, senza che essa invada l’intimità delle confessioni che ci fanno fuori campo, ognuno su un momento importante o infimo, bello o doloroso, che ha cambiato tutto, a volte in modo impercettibile: un momento in cui il loro respiro si è fermato brevemente.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

The Breath di Uli M. Schueppel, in programma al 69° Festival di Berlino nella sezione Panorama, è l’ultimo capitolo di una trilogia sullo spazio (The Place, 2008), il tempo (The Day, 2008) e il corpo filmata a Berlino, ma la cui risonanza esistenziale sarebbe la stessa nelle strade di altre città notturne dove si muovono le ombre della gente comune, ognuna con la propria narrazione (il che separa The Breath da Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, a cui è inevitabile pensare). Se il film non è stato selezionato tra i documentari di Panorama, è perché trasfigura superbamente queste esperienze individuali, pertanto raccontate attraverso sensazioni estremamente soggettive. Mentre i recitanti trovano intatte in loro stessi tutte le impressioni di quel momento andato che per la prima volta mettono a nudo nella loro crudezza, regalano spontaneamente delle storie che non potrebbero essere meglio composte, di cui riviviamo con loro la suspense, la speranza o l’angoscia in una sensazione di intensa vicinanza.

Qualunque sia l'emozione precisa che ogni confessione crea, tutte convergono e immergono lo spettatore quasi immediatamente, e fino alla fine, in uno stato particolare, guidato dal magnifico lavoro sull'immagine, girata interamente in 16mm, e il lavoro leggero e insieme profondo sia sul suono che sulla musica, il tutto così ben montato che i 26 "frammenti" assemblati in questo film sembrano diverse linee strumentali di una stessa sinfonia umana (l'allusione iniziale al film muto del 1927, Berlino - Sinfonia di una grande città di Walter Ruttmann è esplicita, ma non ci sono costruzioni né macchine qui: i luoghi transitori che si attraversano, quasi non-luoghi, sono abitati solo dai pensieri della gente). Si confondono, anche, uniti dalla notte e dalla materia del film (che diventa, come il cielo nero e il motivo ricorrente dell'acqua, o ancora l'asfalto, un elemento), come un unico respiro che dura fino all'alba.

The Breath è prodotto da schueppel-films (che si occupa anche della distribuzione) con ZDF e in collaborazione con ARTE.

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.