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BERLINO 2019 Forum

Recensione: African Mirror

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- BERLINO 2019: Il primo lungometraggio del cineasta svizzero Mischa Hedinger svela la creazione di un'iconografia stereotipata dell'Africa e dei suoi nativi da parte dell'esploratore René Gardi

Recensione: African Mirror

Il regista e montatore svizzero Mischa Hedinger ha presentato in anteprima il suo primo lungometraggio, African Mirror [+leggi anche:
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, nella sezione Forum del 69° Festival di Berlino. Questo saggio-documentario realizzato interamente con filmati d’archivio di reportage televisivi e film realizzati in terra africana, demistifica la figura dell’esploratore svizzero René Gardi (1909-2000), mettendo in discussione l'obiettività del suo lavoro come indagatore dell’Africa coloniale.

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René Gardi ha viaggiato per quarant'anni della sua vita in tutti gli angoli del mondo. Ma il tema principale dei suoi studi teorici, così come dei suoi film, erano le colonie africane e i loro nativi. Gardi considerava se stesso come un esploratore passivo, la cui funzione era di informare il pubblico svizzero – e, decenni dopo, un esteso pubblico europeo e asiatico (per lo più giapponese) – circa l'aspetto dell'Africa e la vita quotidiana dei suoi esotici nativi. In questo senso, Gardi fu uno dei pionieri nel generare ciò che si sarebbe stabilita come iconografia ufficiale di quel nuovo continente.

In African Mirror, Hedinger dimostra come le descrizioni stereotipate che Gardi forniva degli indigeni nudi che sopravvivevano selvaggiamente in un'era pre-moderna fossero un'alterazione dell'autentica realtà africana. Un fatto che il regista attribuisce all'inquietudine nostalgica dell'uomo occidentale del XX secolo per trovare una purezza nascosta nel vasto mondo moderno. Allo stesso modo, il cineasta segnala anche un possibile parallelo tra l'ossessione di Gardi di mostrare l'innocenza indigena nel suo lavoro e i casi di pedofilia in cui rimase coinvolto nel 1945.

Una voce fuori campo che riporta le descrizioni soggettive del ricercatore, tratte dai suoi ricordi e dai suoi studi antropologici, ha il compito di guidare questo saggio rivelatore. Da parte sua, Hedinger fornisce anche un prezioso materiale visivo che dimostra tale manipolazione. Nel suo primo lungometraggio, l'autore del mediometraggio documentario Assessment combina le scene di alcuni dei film più famosi di Gardi, come Mandara: Magic of the Black Wilderness – selezionato e premiato al Festival di Berlino nel 1960 – insieme alle immagini delle riprese di questi, in cui si assiste a come Gardi abbia eliminato tutti i segni di modernità dalle inquadrature per accentuare il suo primitivismo.

African Mirror è prodotto dalle compagnie svizzere ton und bild GmbH e SRF – Schweizer Radio und Fernsehen.

(Tradotto dallo spagnolo)

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