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BELGRADE FEST 2019

Recensione: The Last Serb in Croatia

di 

- Il film d'esordio di Predrag Ličina è una satira politica a fuoco rapido travestita da film di zombie

Recensione: The Last Serb in Croatia
Hristina Popović, Krešimir Mikić e Tihana Lazović in The Last Serb in Croatia

L’anno è cominciato in modo promettente per il pubblico amante del cinema croato. Dopo la soddisfacente carriera cinematografica del dramma satiro-politico What a Country! [+leggi anche:
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di Vinko Brešan, è il turno della commedia zombie scritta e diretta dal debuttante Predrag Ličina, dal titolo The Last Serb in Croatia [+leggi anche:
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. Il film è uscito a livello nazionale in Croazia il 28 febbraio, anticipando di un giorno la sua prima serba, al Belgrade International Film Festival FEST. È probabile che riscuota almeno un discreto successo in entrambi i paesi, così come nella più ampia regione della ex Jugoslavia.

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Siamo in un futuro prossimo, sette anni dopo la completa bancarotta della Croazia. La popolazione è scesa vertiginosamente a 2,5 milioni di abitanti e le differenze di classe si sono accentuate: mentre una minoranza di cittadini benestanti gode delle gratifiche di una vita d’alto livello, la maggioranza delle persone è costretta a sopravvivere rovistando nel pattume ed elemosinando per strada. Ciononostante, tutti si “divertono” a seguire una serie nazionale di film di grande successo intitolata Task: Impossible, che ruota attorno alle avventure dell’eroina nazional(ista) Hrvojka Horvat (l’attrice serba Hristina Popović).

Quando entra in scena l’inverosimile eroe Mićo (Krešimir Mikić), oscenamente ricco e piuttosto presuntuoso, si ha l’impressione che lui sia all’apice di questo mondo spietato. Ben presto, dopo lo scoppio di un’epidemia, la ragazza con cui esce si trasforma in zombie e lo morde, facendolo finire in ospedale dove incontra il suo idolo, Hrvojka – o meglio, l’attrice impassibile Franka Anić, che interpreta il ruolo di Hrvojka – Maks (Dado Ćosić), un criminale skinhead neonazista e Vesna (l’astro nascente Tihana Lazović), una misteriosa donna d’affari. Tutti insieme decidono di andare in campagna nei pressi del confine bosniaco, dove ritengono di avere maggiori possibilità di sopravvivenza. 

Stranamente, però, Mićo non ha ancora iniziato a trasformarsi sebbene sia stato morso da diverse ore. La risposta a questo mistero è presto svelata: quando la banda raggiunge un villaggio, abitato da una famiglia di minoranza serba, salta fuori che i serbi, Mićo incluso, sono praticamente immuni al virus. I nostri eroi ancora non trovano il modo di lasciare il paese, circondato da una recinzione di filo spinato, ma riescono a raggiungere un campo profughi allestito dalla dottoressa slovena Jana (Judita Franković). Nel frattempo, il compito di trovare una cura è affidato a una squadra d’intervento in Svezia…  

A parte l’aspetto di ricerca di una soluzione e il discorso popolare anti-globalizzazione “l’acqua è un bene comune”, la trama è piuttosto standard per un film di questo tipo e non è ciò su cui si concentra Ličina. Si tratta semplicemente della cornice di una serie di osservazioni intelligenti e provocatorie sugli stereotipi nazionali e i sentimenti nazionalistici degli ex jugoslavi. Ličina prova a farlo utilizzando allusioni visive e verbali a raffica che non sempre centrano il bersaglio, anche tra un pubblico ben informato, poiché spesso richiedono una conoscenza specifica di una certa subcultura che ci si aspetta da un regista con una formazione in video musicali. Il film inizia in modo promettente ma il ritmo cade verso la fine, anche se non a livello drammatico. La costellazione di star nel cast aiuta molto, così come la semplicità dei costumi e degli effetti visivi ad opera di Miroslav Lakobrija, ma l’identità visiva del film è incastrata tra mezzi praticamente a costo zero e fini ambiziosi, dato che aspira chiaramente a somigliare più al genere di cinema contemporaneo dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti.

The Last Serb in Croatia è una coproduzione serbo-croata guidata da Kinorama e Art&Popcorn. Al momento non è ancora in vendita.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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