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Recensione: Chaco

di 

- Nel suo avvincente e pluripremiato documentario, dal 21 marzo in tour nelle città italiane, Daniele Incalcaterra documenta la sua personale lotta contro la deforestazione in Sudamerica

Recensione: Chaco
Daniele Incalcaterra in Chaco

“Cosa viene prima, l’animale o la vegetazione? - La vegetazione - Quindi se non preservi la foresta, non si preserva niente? - Niente”. In questo scambio di battute iniziale sta la premessa essenziale per capire ciò che andremo a vedere in Chaco [+leggi anche:
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scheda film
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, l’avvincente documentario di Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini, che dopo aver girato vari festival internazionali e vinto premi (miglior film del concorso nazionale a Visions du Réel, premio Greenpeace a Mar del Plata, miglior lungometraggio al Festival dei Popoli di Firenze) ha cominciato da ieri, Giornata internazionale delle Foreste, il suo tour delle città italiane.

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In un momento in cui la questione ambientale è al centro della scena, grazie alla risonanza globale del movimento FridaysForFuture, il lavoro di Incalcaterra-Quattrini getta una luce sul problema della deforestazione massiccia del Chaco, un’ampia foresta vergine che si espande tra il Paraguay, l’Argentina e la Bolivia, seconda per estensione solo all’Amazzonia. E lo fa da un punto di vista molto personale, poiché al centro del racconto c’è la lotta dello stesso Incalcaterra per preservare una porzione di foresta che ha ereditato da suo padre – 5.000 ettari, equivalenti alla metà della superficie di Parigi, praticamente un rettangolino in mezzo alle centinaia di migliaia di ettari detenuti da Tranquillo Favero, il più grande e strapotente produttore di soia del Paraguay (il paese con la più alta deforestazione al mondo), che, da parte sua, sta progressivamente radendo al suolo interi ecosistemi per rimpiazzarli con coltivazioni, pascoli, esportare in tutto il pianeta e fare una montagna soldi.

Anche Incalcaterra, proprietario terriero suo malgrado, potrebbe trarre un enorme profitto da quelle sue terre, ma i suoi sogni vanno in tutt'altra direzione: fare di quei 5.000 ettari una grande riserva naturale, dall’evocativo nome di Arcadia, e restituire quel territorio ai legittimi proprietari, la popolazione nativa dei Guarani Ñandeva. Nel seguire le tappe della sua estenuante battaglia contro la burocrazia del paese e i tentacolari interessi economici, lo spettatore ha l’occasione di scoprire una realtà sconcertante, quella dell’agribusiness in Paraguay, dove una stessa terra può essere venduta a più persone allo stesso tempo senza che lo Stato faccia nulla – e chi prima arriva, se la prende, “come nel Far West” – e dove la vita di chi rivendica diritti ma non ha potere vale meno di niente. Il tutto si svolge come in un thriller politico, dove il regista è sempre in scena e dialoga alternativamente, sia di persona che su Skype, con esperti dell’ambiente, avvocati, pm, indigeni, funzionari ministeriali, senatori, amici (tra cui il regista Marco Bechis), l’ex presidente paraguayano Fernando Lugo, e persino, via lettera, con Papa Francesco. Non mancano immagini aeree “rubate” di vaste sezioni di foresta dove sono in azione i bulldozer che buttano giù tutto, ma anche momenti di immersione nella riserva naturale, in mezzo alle forme “capricciose” della vegetazione e alla sua fauna, una pausa di respiro che ogni tanto ci vuole.

Rigoroso e ultra dettagliato, Chaco è un documentario militante in cui vicenda personale, questione ambientale e spaccato sociale si fondono in una narrazione solida e articolata, che sembra lasciare la porta aperta anche a sviluppi futuri.

Chaco è una produzione Argentina/Italia/Svizzera di Start ed Elefant Films, in collaborazione con Rai Cinema, e con la partecipazione di MIBAC e INCAA. Per il calendario delle proiezioni clicca qui.

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