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CPH: DOX 2019

Recensione: The Rest

di 

- Ai Weiwei continua a esplorare la crisi dei rifugiati, o meglio la crisi dell'Europa, un continente ancora incapace di aiutare e riluttante a farlo

Recensione: The Rest

Dopo l’apprezzato Human Flow [+leggi anche:
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del 2017, sembrava piuttosto sorprendente che l'artista superstar cinese Ai Weiwei tornasse ad affrontare la crisi dei rifugiati così presto, ma in realtà, dopo aver visto The Rest [+leggi anche:
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, in gara nella sezione DOX:Award di CPH:DOX, ha perfettamente senso. Chiaramente molto più comodo ora con il soggetto in questione, questa volta va molto più in profondità e – con una mossa piuttosto inaspettata, date le sue tendenze – si toglie completamente dalla scena. Dove Human Flow soffriva della sua stancante onnipresenza, in alcuni casi prossima alla vanità, questa volta permette davvero agli altri di parlare.

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E loro parlano: The Rest potrebbe chiamarsi anche Lamentation, giacché le persone piangono i loro cari o parlano di quelli che hanno appena sepolto, se sono stati abbastanza fortunati da trovare almeno una "manciata di ossa". Le scene di un cimitero improvvisato dedicato a coloro che sono periti in mare mentre cercavano di scappare (o, meglio, a ciò che è rimasto di loro) sono destinate a scuotere anche chi è anestetizzato dagli innumerevoli film e telegiornali con le ormai familiari immagini di gommoni che rimbalzano sulle onde e di gente avvolta nelle coperte termiche, così incredibilmente lucide da essere quasi di cattivo gusto. "Sono soprattutto le donne e i bambini che muoiono", sentiamo, con un angolo speciale del cimitero dedicato a quelli di età inferiore ai due anni. "Purtroppo, questa è la situazione".

I tentativi di Ai Weiwei di trattare la crisi non sempre hanno avuto successo: basta citare la famigerata foto di un bambino siriano annegato che ha ricreato sdraiato sulla spiaggia in una posa simile. Ma non si può negare che alcuni momenti del suo nuovo film siano semplicemente sbalorditivi, poiché è evidente fin da subito che la situazione non solo non sta migliorando, ma in realtà sta diventando molto, molto peggio, con la gente che non prova neanche più a nascondere la sua ostilità verso i nuovi arrivati. "Questo è un resort estivo, e non possiamo nemmeno mangiare pesce ora", esclama un locale arrabbiato, più infastidito dai cambiamenti nella sua dieta che dal motivo alla base, che è piuttosto semplice: ci sono troppi cadaveri in mare, e molti si incagliano nelle reti ogni dannato giorno.

Poi c'è un elegante uomo anziano, che, vedendo un gruppo di rifugiati esausti, semplicemente non può trattenersi dall'urlare: "Lunga vita a Mussolini!" come se fossimo di nuovo nel 1925. Beh, forse lo siamo. E mentre Ai Weiwei fa del suo meglio per trovare quelli che aiutano davvero, è ovvio come uno schiaffo in faccia che qualsiasi cosa stiano tentando di fare semplicemente non basta. "Questa è l'Europa? Hai la sensazione di essere in un paese del Terzo Mondo", ripetono i sopravvissuti, sbalorditi dall'"accoglienza calorosa" che continuano a ricevere, e mandati a vivere ai confini in quello che sembra un purgatorio, senza una data di partenza. Quello che li attende alla fine, poi, non è esattamente il paradiso, ma spesso una strada per tornare all'aeroporto con nient'altro che un biglietto di sola andata e il sorriso sollevato di chi gli dice addio.

The Rest, diretto e prodotto da Ai Weiwei, è una produzione cinese-tedesca guidata da AWW Germany GmbH, presentata da FART Foundation.

(Tradotto dall'inglese)

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