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Recensione: Bentornato Presidente

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- Il sequel di Benvenuto Presidente! segna il ritorno di Claudio Bisio nei panni dell’improbabile premier di un governo che è la copia di quello attualmente in carica

Recensione: Bentornato Presidente
Claudio Bisio in Bentornato Presidente

Un uomo che vive in montagna, un po’ naïf e dal nome impegnativo, Giuseppe Garibaldi, che per errore diventa Presidente della Repubblica. L’idea di Benvenuto Presidente! [+leggi anche:
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di Riccardi Milani funzionava e nel 2013 il film interpretato da Claudio Bisio ottenne tre candidature ai Nastri d'Argento, una agli European Film Awards e 8,5 milioni di euro al box office. Sei anni dopo Bisio veste ancora i panni di Garibaldi nel sequel Bentornato Presidente [+leggi anche:
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, diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, ma questa volta per diventare improbabile premier di un governo guidato da due partiti populisti, che è l’esatta copia di quello reale. 

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Tornato, alla fine del primo film, nelle amati valli innevate dopo sei mesi di presidenza, assieme alla moglie Janis (Sarah Felberbaum), conosciuta al Quirinale, Giuseppe detto Peppino ha ora una bella bambina che ha chiamato Guevara (come il Che) e si dedica alle sue due passioni: la pesca e la raccolta di funghi porcini. Janis però scalpita per tornare alla vita politica (“mi sento come in una boccia di vetro con la neve”) e così molla il marito e torna al Roma a lavorare per il nuovo Presidente (Antonio Petrocelli), portando con se la figlia.

Il puro Peppino, che di politica non vuol sentire nemmeno parlare, per riconquistare l’amore della sua donna è così costretto a tornare nella capitale (ma il film è girato a Torino) , dove due giovani giornalisti free lance lo riportano alla notorietà. Tanto che i due leader politici che hanno vinto le elezioni lo individuano come possibile presidente del Consiglio da manovrare come un burattino. Mentre nel primo film c'era la dittatura dei sondaggi, in questa sorta di instant-movie c’è invece quella dei social: i due politici al potere, Teodoro Guerriero (Paolo Calabresi) di Precedenza Italia e Danilo Stella (Guglielmo Poggi) del Movimento Candidi - che sono i cloni degli attuali ministro dell’Interno e vicepremier - muovono la macchina del consenso esclusivamente attraverso Twitter, FB, Instagram e qualsiasi telecamera che sia accesa. I due giovani registi - che hanno esordito al cinema con Metti la nonna in freezer [+leggi anche:
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nel 2018 dopo essersi fatti un nome sul web con Inception Berlusconi - e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci - che firma anche il soggetto con il produttore Nicola Giuliano - rivolgono la loro satira anche al partito di sinistra all’opposizione, chiuso in congresso permanente a discutere e litigare sul nulla.

Con l’aiuto di un ambiguo stratega politico (Pietro Sermonti) Peppino Garibaldi passa al contrattacco, a modo suo, facendo passare una legge che costringe tutti gli italiani a pagare le tasse, in modo da trovare la copertura finanziaria per far davvero funzionare il Paese. La cosa non viene presa troppo bene dai cittadini, e il finale, che potrebbe sembra una lezioncina di morale, nasconde in realtà un sottofinale divertente e non scontato. Gli autori la definiscono giustamente una rappresentazione leggera della politica italiana e della mediocrità degli elettori, un film contro l’odio reciproco che si respira nel Paese, rilanciato costantemente dai social e dai media. 

Prodotto da Indigo Film e Vision Distribution, in collaborazione con Sky Cinema e Tim Vision, con il contributo di Piemonte Film TV Fund e sostegno di Film Commission Torino Piemonte, Bentornato Presidente arriva nelle sale italiane con Vision il 28 marzo in 500 copie. Il venditore estero è True Colours.

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