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CANNES 2019 Un Certain Regard

Recensione: Jeanne

di 

- CANNES 2019: Bruno Dumont propone il seguito del suo musical heavy metal Jeannette, l'enfance de Jeanne d'Arc, ma senza heavy metal

Recensione: Jeanne
Lise Leplat Prudhomme in Jeanne

I fan del musical assurdo di Bruno Dumont Jeannette, l'enfance de Jeanne d'Arc [+leggi anche:
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si porranno una semplice domanda su questo sequel meno astratto del precedente: dov'è la musica heavy metal? C'è musica, ma molto meno, e questa volta, il cantante e compositore francese Christophe offre suoni meno spigolosi che delizieranno i timpani degli spettatori di Joan of Arc [+leggi anche:
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, proiettato al Certain Regard del Festival di Cannes.

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Qui, Dumont adatta la seconda e terza parte di Le mystère de la charité de Jeanne d'Arc di Charles Péguy, ed è un film più tradizionale sull'eroina bruciata sul rogo, anche se con molti dettagli stravaganti. Tanto che, infatti, Dumont rimane catturato in una terra di nessuno, dal momento che il film salta da conversazioni intellettuali a gesti sciocchi senza molto ritmo o ragione.

Per chi fosse preoccupato di non aver visto il preludio heavy metal del 2017 dell'autore francese, non c’è da temere, visto che Joan of Arc funziona perfettamente (meglio, anche) come film indipendente. Racconta oltretutto la parte più nota della storia della pulzella d'Orléans, che risulterà familiare al pubblico che abbia visto una qualsiasi delle versioni precedenti della saga del XV secolo.

Le prime tre scene si svolgono nel sabbioso scenario dove Jeannette ci dilettava con la sua musica rock, e in esso viene presto ritratta la nuova Giovanna d'Arco come una santa, una guerriera e un’adolescente romantica. Il mix di commedia e dramma è stabilito, così come l'enfasi sulla partitura musicale. I testi delle canzoni forniscono finestre nei pensieri e nelle preghiere dei personaggi.

Dumont sottolinea quanto giovane fosse Giovanna d'Arco al momento di questi eventi (fu bruciata sul rogo all'età di 19 anni, ricorda) affidando alla decenne Lise Leplat Prudhomme il ruolo di protagonista. È chiaro che Dumont non cerca autenticità qui, ma vuole piuttosto fare un commento sulle assurdità della vita e del potere. Joan viene criticata per aver indossato abiti da ragazzo, attaccata per aver riunito un esercito contro gli inglesi e aver ignorato la tregua, quindi processata per eresia. Mentre le vengono formulate le accuse, Prudhomme cambia a malapena la sua espressione innocente e neutra. Mentre l'interprete principale gesticola il meno possibile, gli uomini intorno a lei, specialmente al processo, che occupa una parte enorme del film, sono grotteschi ed esagerati.

Dumont è solito raffigurare gli uomini di autorità – specialmente i poliziotti – come buffoni. In Joan of Arc, le discussioni esistenziali ruotano intorno alla fede, alla pietà e all'onore, ma nello sforzo di impedire che queste conversazioni si presentino come pompose, Dumont insiste nel far recitare i suoi attori nello stile teatrale e stravagante della Belle Époque. Ma questa insistenza sulle stravaganti e comiche performance non sempre dà i suoi frutti. Ci sono molte idee che attraversano questo film – troppe, di fatto.

Le location sono favolose, e menomale, visto che sono così poche. La cattedrale di Amiens dove si svolge il processo è stupenda, anche se i personaggi che giudicano seduti sulle panche non lo sono. La trama è semplice, con tutti i conflitti tenuti fuori dallo schermo. Nonostante ciò, le assurdità finiscono per essere quello che sono: assurde.

Joan of Arc è una produzione francese guidata da 3B Productions, con la partecipazione di Pictanovo e il CNC. È stata fatta in associazione con CINECAP 2. Le vendite internazionali sono guidate da Luxbox e la distribuzione francese da Les Films du Losange.

(Tradotto dall'inglese)

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