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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: Une fille facile

di 

- CANNES 2019: Rebecca Zlotowski mette in scena una racconto amorale, leggero e solare, smantellando i cliché sulle relazioni sessuali, culturali e monetarie

Recensione: Une fille facile
Mina Farid e Zahia Dehar in Une fille facile

"L'amore non mi interessa, mi piacciono le sensazioni, l'avventura". E’ andando contro una serie di stereotipi profondamente radicati nell'immaginario collettivo, in particolare sui rapporti di forza sociali, economici e sessuali, che la regista francese Rebecca Zlotowski ha deciso di firmare un piccolo racconto amorale e moderno nello spirito di La collezionista di Eric Rohmer (1969), che trattava della rivoluzione sessuale del suo tempo attraverso gli occhi di una giovane donna. In effetti, c'è un collezionista anche in Une fille facile [+leggi anche:
trailer
intervista: Rebecca Zlotowski
scheda film
]
(presentato alla 51ma Quinzaine des Réalisateurs del 72° Festival di Cannes), un trafficante brasiliano di opere d'arte che vive nel lusso, ama la carne fresca femminile e si autodefinisce anarchico perché "è più facile disprezzare i soldi quando ce l'hai che quando non ce l'hai". E la figura tutelare di Rohmer aleggia anche sull’atmosfera leggera di questo film balneare girato a Cannes, un lavoro delicato, brioso e solare, che inanella piccoli episodi con il trascorrere dei giorni di vacanza delle due giovani donne al centro del limpido intreccio: dalla spiaggia al nightclub, passando per l'appartamento di famiglia dove dormono, seguendo la routine estiva e gli incontri casuali che delineano eventuali opportunità...

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Naïma (Mina Farid) ha appena compiuto 16 anni e vive con sua madre, donna delle pulizie in un hotel molto esclusivo, in forte contrasto con il loro appartamento il cui balcone si affaccia sulla ferrovia. Amica inseparabile di Dodo (Lakhdar Dridi), suo compagno di classe gay che prepara un provino in teatro, la studentessa è ufficialmente in vacanza in questo mese di giugno e felice di veder tornare a casa sua cugina Sofia (Zahia Dehar), 22 anni, che vive a Parigi. Quest'ultima, con il suo tatuaggio Carpe Diem e il suo corpo prosperoso e lascivo che volontariamente espone agli sguardi (e anche più), regala a una Naïma scioccata una borsa Chanel autentica per il suo compleanno e la introduce nel mondo dei privilegiati, tra yacht, cene raffinate e conti personali in boutique di lusso. Invitata da Andrés (Nuno Lopes) e Philippe (Benoît Magimel) sul Winning Steak, le due giovani donne superano quindi la barriera delle classi e Naïma è sempre più tentata di imitare la sua parente più grande, per la quale il consumo sessuale non è una questione mentale, ma solo di piacere, senza alcuna inibizione nei confronti delle attenzioni che gli uomini più maturi le rivolgono. Così, Naïma aprirà gli occhi su ciò che veramente sono la libertà e il potere, al di là del denaro, e sulla differenza tra principi e valori.

Scegliendo di far incarnare la sua ragazza facile a Zahia Dehar, ex escort coinvolta nel 2010 in uno scandalo che implicava famosi calciatori professionisti e che si è poi riciclata nella moda, Rebecca Zlotowski ribalta il cliché della bomba sexy stupida e arrivista, mostrando che il potere e la cultura non sempre sono dove sono te li aspetti, tra gli abbienti. Sofia incarna una forza inaspettata e relativamente opaca (un tema caro alla regista) che ispira (in modalità di osservazione) il percorso iniziatico della giovane Naïma al contempo verso una liberazione dai suoi pregiudizi, verso una comprensione più sottile del mondo e dei suoi riflessi illusori, e verso una ridefinizione della propria identità. Tanti argomenti filosofici (vedi Socrate: chi è veramente schiavo?) che il film tocca con leggerezza, perché d’estate "ci si crogiola al sole, e si ozia, senza pensare al domani".

Prodotto da Les Films Velvet e coprodotto da France 3 Cinéma, Une fille facile è venduto nel mondo da Wild Bunch.

(Tradotto dal francese)

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