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DOCAVIV 2019

Recensione: Mussolini's Sister

di 

- Il primo lungometraggio documentario della regista palestinese Juna Suleiman è un ritratto di sua nonna al contempo simpatica e offensiva

Recensione: Mussolini's Sister

C’è una battuta comprensibile solo all’interno dei circuiti di documentaristi: il primo film di un regista promettente di solito riguarda sua nonna. Ma anche se la regista palestinese Jana Suleiman non è una principiante – avendo lavorato come direttrice del casting per Elia Suleiman ed Eran Kolirin, oltre ad aver realizzato un certo numero di corti e mediometraggi – il suo primo lungometraggio documentario, Mussolini's Sister [+leggi anche:
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, presentato in anteprima al IDFA nella sezione First Appearance e ora in proiezione al Israeli Competition del Docaviv, effettivamente tratta di sua nonna.

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Il film si apre in maniera ironica, piuttosto appropriata considerando la protagonista. Mentre una telecamera serpeggia all’interno di un appartamento di Nazareth, la voce di una donna racconta la triste storia di un amore perduto, sullo sfondo di una musica sentimentale generica. Ma quando la provenienza della voce viene rivelata si realizza che è Haim, una donna di 85 anni che giace nel suo letto e legge ad alta voce una lettera spedita alla rubrica di un quotidiano.

L’intero film è ambientato nell’appartamento di Haim, salvo un paio di visite dal parrucchiere, mentre è alle prese con le sue attività quotidiane prestando poche parole gentili a chiunque, soprattutto alle assistenti (pagate dalla compagnia assicurativa) di cui continua a lamentarsi. A volte va a farle visita il figlio, uno dei bersagli della sua continua petulanza, finendo quindi a discutere sempre. Ma ci sono anche momenti di avvicinamento, se non proprio tenerezza.

Dopo un’accurata introduzione al suo carattere difficile, fatto di opinioni decise, un atteggiamento duro e un modo di esprimersi volgare (“Quello in TV è Barack Obama? Pezzo di merda!”), si comprende l’origine del titolo provocatorio del film. Mussolini era infatti il nome di uno dei suoi fratelli, e un altro, che morì in tenera età, si chiamava Hitler. Il perché i suoi genitori fossero stati fan dei due fascisti non viene approfondito, ma alcuni dei commenti stessi di Haim son al limite del razzismo.

Mussolini cambiò il suo nome in Maurice e fu una persona ricca, generosa e popolare, a giudicare dalle affettuose memorie di Haim e dai filmati VHS del suo matrimonio in Europa. Ma ancora una volta, il film è bollato come “documentario con un pizzico di finzione”, ed è impossibile dire dove sia la linea divisoria tra le due forme di narrazione.

La sequenza temporale delle riprese, che hanno richiesto diversi anni, non è molto chiara, dato che le notizie alla radio o in televisione coprono un periodo che va dalla guerra in Siria (“Uccidili tutti, Assad!” esclama il figlio di Haim), a un discorso di Obama, e anche al Giubileo 2012 della Regina Elisabetta. Suleiman si tiene per lo più alla larga dalla politica locale e si può solo dedurre che Haim sia un’araba cristiana e che il marito (“un uomo terribilmente difficile”) fosse un rinomato comunista.

È un film quasi del tutto non sentimentale, con una protagonista che allo stesso tempo è simpatica e offensiva per lo spettatore: cosa rara per i film che trattano di nonne. Tecnicamente, è piuttosto creativo all’interno dei limiti che si impone. Il sound design realizzato da Michael Goorevich è ingegnoso, poiché mentre Haim viene mostrata sullo schermo nel mezzo di conversazioni con altre persone, piccoli sprazzi della sua voce fuori campo vengono inseriti tra le battute dei dialoghi, in modo da aggiungere più informazioni sulle sue opinioni a riguardo delle persone con cui sta parlando. Il fischio di ritorno dall’apparecchio acustico che indossa l’anziana signora viene spesso utilizzato, amplificando l’affetto dell’ambientazione claustrofobica.

Mussolini's Sister è una coproduzione realizzata dalle società israeliane Majdal Films, che ne detiene i diritti internazionali, e Qumra House.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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