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LOCARNO 2019 Cineasti del presente

Recensione: L’apprendistato

di 

- Il film del giovane regista italiano Davide Maldi ci regala un toccante ritratto dell’adolescenza tra ingenuità e crudeltà

Recensione: L’apprendistato

Davide Maldi (accompagnato per la scrittura da Micol Roubini) presenta al Locarno Film Festival, nella sezione Cineasti del presente, il suo secondo intrigante lungometraggio L’apprendistato [+leggi anche:
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intervista: Davide Maldi
scheda film
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, uno squarcio di vita di un gruppo d’adolescenti alle prese con i dilemmi legati al “diventare grandi”. Ma cosa significa in realtà “diventare grandi”? Significa forse sottomettersi ad una società spietata dove servi e padroni si incontrano senza mai veramente conoscersi? Luca, il protagonista di L’apprendistato, imparerà a sue spese quanto questi due gruppi sociali antitetici sono impermeabili al cambiamento: se sei servo lo sarai per sempre. Cinque anni dopo Frastuono, primo lungometraggio selezionato in competizione al Torino Film Festival, Davide Maldi affronta nuovamente il delicato tema dell’adolescenza intesa come crudele e misterioso rito di passaggio verso l’età adulta.

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Per L’apprendistato Maldi ha scelto di seguire per un anno un gruppo di ragazzi dell’Istituto alberghiero Mellerio Rosmini di Domodossola. Luca, un sorprendente ed intrigante ragazzino che ricorda a tratti Tazio di Morte a Venezia, diventa il centro e fulcro di tutta la narrazione, sorta di bussola che ci spinge ad osservare una realtà misteriosa dalle regole ferree. Luca deve imparare l’arte della sottomissione al cliente se vuole sopravvivere al rigore militare della Mellerio Rosmini. Per compiacere il padrone tutto dev’essere minuziosamente ordinato, cronometrato, diligentemente pulito e asettico.

Maldi ci guida con il suo sguardo rigoroso in questo mondo iper organizzato, ci permette di osservare i rituali misteriosi che trasformano dei semplici adolescenti in perfetti damerini. Ma quale sarà il prezzo da pagare per Luca? Quale parte della sua intima natura dovrà sacrificare per sottostare alle esigenze dei clienti?

Tra l’eleganza formale di Visconti e il misticismo proletario di Pasolini, L’apprendistato trasforma il quotidiano di un gruppo di adolescenti in rituale condiviso, in dedizione totale ad un mestiere esigente dove il sacrificio risulta necessario. Luca, introverso e toccante ragazzino cresciuto in un paesino sulle Alpi, deve sacrificare una parte della sua anima per raggiungere un obiettivo, quello di terminare la formazione alberghiera, fissato più dalla sua famiglia che da se stesso. Luca troverà il modo di cavarsela senza tradire per sempre la sua natura libera e ribelle?

I gesti un tempo quotidiani e spontanei di Luca si trasformano, attraverso il rigore e la disciplina insegnati, in rituali quasi liturgici. Piegare i tovaglioli, srotolare con minuzia una tovaglia o sistemare con precisione ossessiva le posate e i bicchieri sui tavoli, diventano gesti meccanici dall’importanza capitale. Maldi osserva con calma queste coreografie del reale che da ordinarie diventano quasi mistiche. I gesti in apparenza banali si arricchiscono di un significato profondo, eco della trasformazione fisica e psicologica degli allievi che da semplici ragazzini stanno diventando perfetti servitori. Malgrado la crudeltà di un mondo dove non sono ammessi errori, il regista mostra senza mai giudicare, osserva senza ferire. Il suo sguardo è rigoroso ma mai sprezzante, sorta di lente d’ingrandimento su di un universo sconosciuto (quello della scuola alberghiera di Domodossola) che diventa a poco a poco famigliare.

L’apprendistato è un film atemporale, al contempo spietato e delicato che ci spinge a guardare l’adolescenza diversamente, in modo diretto ma mai giudicante.

L’apprendistato è prodotto da Invisibile Film, L’Altauro e Red House e venduto all’internazionale da Slingshot Films.

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