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VENEZIA 2019 Giornate degli Autori

Recensione: Seules les bêtes

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- VENEZIA 2019: Proiettato in apertura delle 16me Giornate degli Autori, il sesto film di Dominik Moll è un thriller ben costruito che unisce in modo sorprendente due mondi lontani

Recensione: Seules les bêtes
Damien Bonnard in Seules les bêtes

“Quando si ama non può succederti nulla di male”. Non è proprio così in Seules les bêtes [+leggi anche:
trailer
intervista: Dominik Moll
scheda film
]
, sesto lungometraggio del regista franco-tedesco Dominik Moll, selezionato – e molto applaudito – come titolo d’apertura della 16ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia. Cinque storie d’amore squilibrate e disfunzionali, dove chi ama si fa anche molto male (al contrario di ciò che afferma un’anziana signora nel film), si intrecciano in questo thriller noir serrato e ben costruito, che parte dalla scomparsa di una donna, Evelyne (Valeria Bruni Tedeschi) in una notte di tempesta in una fredda regione rurale della Francia.

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Adattato dal regista con Gilles Marchand dall’omonimo e pluripremiato libro del romanziere francese Colin Niel, pubblicato nel 2017, il film di Moll mantiene la struttura in cinque capitoli distinti, ciascuno per ogni personaggio, che, mentre mostrano i diversi punti di vista su questa misteriosa sparizione, svelano un intreccio di storie e persone sempre più sorprendente, che dalle desolate nevi del Causse Méjean vanno a finire alle affollate strade di Abidjan, in Costa D’Avorio, passando per Internet, chat tra sconosciuti, scambi d’identità e feroci delusioni.

Alice (Laure Calamy), Joseph (Damien Bonnard), Marion (Nadia Tereszkiewicz), Armand (Guy Roger “Bibisse” N’drin), Michel (Denis Ménochet) sono, ognuno a suo modo, degli idealisti che sognano di evadere dal loro quotidiano, e cercano l’amore in relazioni reali o immaginarie. Lo spettatore scopre progressivamente cosa leghi gli uni agli altri, un segmento dopo l’altro che un po’ chiarisce e un po’ aggiunge nuovi elementi, e davvero non è il caso qui di svelare i dettagli della trama, per non rovinare la sorpresa.

Il mistero della scomparsa di Evelyne è il filo rosso che tiene unito il tutto, ma è soprattutto sui segreti e sulle inconfessate evasioni dei suoi protagonisti che il film si concentra, aprendo anche una finestra su alcune dinamiche del mondo contemporaneo e sulle disuguaglianze economiche. Dalla torbida relazione di un’assistente sociale con un suo scontroso e taciturno assistito (sul quale inizialmente è facile concentrare tutti i sospetti), passando per l’attrazione fatale tra una donna e una ragazza molto più giovane di lei, a circa due terzi del film la narrazione si trasferisce in un altro mondo, quello dei giovani africani assetati di soldi, che vedono come loro unica risorsa lo sfruttamento dell’uomo bianco, con la complicità di sciamani che con i loro riti tribali benedicono e propiziano attività illecite.

È l’incontro tra questi due universi lontani, ma che le nuove tecnologie mettono facilmente in connessione, il punto davvero forte di questo thriller globale. Un viaggio appassionante tra culture diverse, relazioni pericolose e nei lati oscuri del desiderio, dove l’amore è una trappola da cui si esce irrimediabilmente con le ossa rotte.

Seules les bêtes è una produzione franco-tedesca di Haut et Court con Razor Film Produktion e France 3 Cinéma. Le vendite internazionali sono affidate a The Match Factory.

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