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VENEZIA 2019 Giornate degli Autori

Recensione: Un monde plus grand

di 

- VENEZIA 2019 : Cécile de France risplende nel ruolo di una donna affranta che scopre di avere una dote sciamanica, nel film esotico, piacevole e molto efficace di Fabienne Berthaud

Recensione: Un monde plus grand
Cécile de France in Un monde plus grand

“Puoi scegliere tra i marabutti africani, gli sciamani mongoli o i monaci tibetani”. Quando a Corine, una ingegnere del suono completamente devastata dalla morte del marito dopo una lunga malattia, viene offerta la possibilità di ricaricarsi documentando le atmosfere, le preghiere e le canzoni per una serie documentaria sulla spiritualità, la giovane donna chiede solo di essere spedita il più lontano possibile. Non immagina assolutamente che questo viaggio la condurrà in terre ancora più straordinarie, quelle degli spiriti, e alla scoperta di un potere personale estremamente inquietante. Tali sono le premesse di Un monde plus grand [+leggi anche:
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intervista: Fabienne Berthaud
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, il nuovo film di Fabienne Berthaud (apprezzata per Frankie [+leggi anche:
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e Lily Sometimes [+leggi anche:
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), che sarà in anteprima nella sezione Giornate degli Autori della 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (28 agosto - 7 settembre).

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Ispirato alla vera esperienza di Corine Sombrun e al suo romanzo Mon initiation chez les chamanes, adattato dalla regista insieme a Claire Barré, il film immerge la sua protagonista (l’attrice belga Cécile de France) in paesaggi mozzafiato, attraversati a bordo di un mini-van e poi a cavallo, dalle steppe del Nord della Mongolia fino agli accampamenti dei Tsaatan o Dukha. Guidata dall’interprete Naara (Narantsetseg Dash), Corine scopre le sorprendenti tradizioni di questa comunità di mandriani di renne, fino alla notte fatidica in cui entra in una trance selvaggia durante la registrazione di una sessione sciamanica guidata da Oyun (Tserendarizav Dashnyam). “Cos’è successo?” chiede dopo aver riacquistato i sensi, e le risposte che riceve sono stupefacenti: “Questa donna è una sciamana. È quasi morta”, “Lo spirito del lupo è entrato dentro di te, ti ha dato i suoi poteri, ora devi imparare a usarli; se non fai ciò che lo spirito vuole da te, la tua vita sarà ancora peggio. Gli sciamani sanno comunicare con lo spirito dei morti, ma durante la trance entrano nel mondo oscuro e devono trovare la via per ritornare al proprio corpo”.  

Sconvolta, ma rifiutando ciò che considera essere “balle da stregone”, Corine ritorna in Europa, dove presto realizza che i suoni registrati durante la sessione sciamanica la fanno scivolare automaticamente in un altro mondo. Una volta eliminata l’ipotesi di una problematica fisica (tramite una TAC al cervello), e nonostante le preoccupazioni dei suoi cari (Ludivine Sagnier, Arieh Worthalter) che sospettano disordini psicologici, nella speranza di contattare il suo defunto marito decide di tornare in Mongolia e imparare la via dello sciamano Oyun…

Difficile da rappresentare cinematograficamente senza far ricorso alla fantasia, in Un monde plus grand, il tema affascinante delle porte della percezione è trattato attraverso un’avventura personale che è semplice e accessibile a un pubblico più vasto. Sostenuto da un’eccellente interpretazione di Cécile de France, il film usa abilmente i paesaggi spettacolari della Mongolia e le incantevoli scene di trance, avvolgendo la storia in un manto ben bilanciato tra l’immersione etnografica e la classica narrazione cinematografica. L’insieme dimostra di essere contemporaneamente esotico, piacevole e molto efficace, in un film in cui il ritorno alla natura e il risveglio spirituale sono sinonimi di rinascita.

Prodotto da Haut et Court e 3x7 Productions - Groupe Telfrance, e coprodotto dalla società belga Scope Pictures, Un monde plus grand è venduto a livello internazionale dalla società canadese WaZabi Films.

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(Tradotto da Gilda Dina)

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