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VENEZIA 2019 Orizzonti

Recensione: Sole

di 

- VENEZIA 2019: Partendo dal mercato illegale dei neonati, l'opera prima di Carlo Sironi offre una laconica riflessione sulla paternità

Recensione: Sole
Claudio Segaluscio e Sandra Drzymalska in Sole

Nel suo famosissimo Sapiens: A Brief History of Humankind - che presto diventerà un film diretto dal premio Oscar Asif Kapadia e prodotto da Ridley Scott - lo storico israeliano Yuval Noah Harari spiegava come 20mila anni fa le tribù umane non fossero composte da famiglie nucleari incentrate su coppie monogame ma da comunità in cui le relazioni monogame e anche il principio di paternità erano sconosciuti. Tutti gli adulti del gruppo cooperavano nel fare da genitori ai figli che nascevano. Poiché nessun uomo sapeva con sicurezza quali figli fossero i suoi, tutti mostravano eguale cura nei confronti di tutti i giovani. Una sorta di utopia hippie. In epoca moderna, all'opposto, paternità, adozione, famiglia sono regolate da leggi severe, non solo morali, che vengono puntualmente eluse: la povertà spinge a vendere i propri figli, a mettere in affitto il proprio utero. E' l'idea di partenza di Sole [+leggi anche:
trailer
intervista: Carlo Sironi
scheda film
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, opera prima dell'italiano Carlo Sironi, selezionato in Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, che prendendo le mosse proprio dal mercato illegale dei neonati, offre una laconica riflessione sulla paternità non biologica.

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Protagonista della vicenda, ambientata in una Roma senza identità, è Ermanno, un ragazzo poco più che ventenne che si guadagna da vivere rubando scooter assieme ad un amico. Tutti i soldi che gli consegna il ricettatore vengono spesi in discoteca e soprattutto alle slot machine e alle corse dei cavalli. Interpretato da un essenziale Claudio Segaluscio, al suo film d'esordio, Ermanno è il tipico giovane animale da periferia urbana visto in molti film recenti: indifferenza radicale, cinismo, spregiudicatezza, ludopatia, che nascondono angoscia e paura verso un modo che non regala nulla.  Claudio Segaluscio lo incarna con il suo volto imperturbabile ma dolente.  "Viene a lavorare da me", gli propone lo zio  Fabio (Bruno Buzzi). "Non fa per me", risponde il ragazzo. "Cosa fa per te?". E lui : "Niente".  Un giorno arriva da parte dello zio un "incarico" che può portare nelle sue tasche un po' di denaro. Entra in scena Lena (Sandra Drzymalska), una ragazza polacca incinta arrivata in Italia per vendere la bambina che porta in grembo. Ermanno deve fargli da guardiano finché non avrà partorito, per poi assumersi la paternità della piccola e agevolare così l'adozione da parte di Fabio e della moglie Bianca (Barbara Ronchi). Ermanno è brusco, distante, chiude la ragazza in casa per ore e va in giro con gli amici. Poi lentamente il ghiaccio si scioglie, Ermanno la porta ad una festa. La bambina, che si chiamerà Sole, nasce prematura e ha bisogno di essere allattata dalla madre, la permanenza di Lena si allunga: i due giovani sono costretti a convivere e il pianto di Sole, notte e giorno, farebbe fuggire qualsiasi giovane maschio normale. Invece Ermanno, cambiando i pannolini a quella neonata non sua, trova un posto nel mondo. Quello di padre. E, per la prima volta in vita sua, va persino a lavorare. Sandra Drzymalska asseconda con grazia la trasformazione di Lena, da giovane donna che intende vendere la bambina per costruirsi un futuro,  a madre consapevole.

Sole è fatto essenzialmente di interni spogli e poche sequenze in esterno, che la fotografia dell'ungherese Gergely Pohárnok rendono fuori dal tempo, grazie all'utilizzo di vecchie ottiche anni Sessanta e anche alla sorprendente musica elettronica della giovanissima compositrice polacca Teoniki Rożynek. Scritto dal regista assieme a Giulia Moriggi e Antonio Manca, il film è una coproduzione tra Italia e Polonia di Giovanni Pompili e Agnieszka Wasiak, rispettivamente con Kino Produzioni e Lava Films, con Rai Cinema, Luxbox vende il film all’estero.

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