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VENEZIA 2019 Giornate degli Autori

Recensione: You Will Die at 20

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- VENEZIA 2019: Produzione in gran parte europea, il debutto cinematografico del cineasta sudanese Amjad Abu Alala rivela un regista promettente con un grande controllo della messa in scena

Recensione: You Will Die at 20

Sempre più presente all’interno di eventi di portata internazionale, con un’indicativa accelerazione quest’anno, il cinema africano vede emergere progressivamente nuovi talenti da territori mai rappresentati prima. È il caso del Sudan (dove la produzione cinematografica è difficile, come mostrato recentemente in Talking About Trees [+leggi anche:
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, vincitore del premio per il miglior documentario nella sezione Panorama della Berlinale 2019) con l’arrivo di un nuovo talento, Amjad Abu Alala, il cui film d’esordio You Will Die at 20 [+leggi anche:
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– svelato nella sezione Giornate degli Autori alla 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e selezionato nella sezione Contemporary World Cinema al 44esimo Toronto International Film Festival – è realizzato magnificamente.

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Un duro colpo si abbatte su Sakina (Islam Mubarak) e Alnoor (Talal Afifi) durante la cerimonia religiosa di battesimo del figlio appena nato Mozamil. Uno dei servitori dello sceicco locale perde i sensi in un momento cruciale del rituale, e la profezia è dettata: il bambino morirà all’età di 20 anni. Con l’idea di essere maledetto, Alnoor decide di esiliarsi in Etiopia, per uno o due anni, a lavorare e mandare soldi al villaggio per Sakina e il figlio.

“Mozamil, figlio della morte!” Dopo sei anni Alnoor non è ancora tornato, e Sakina protegge il figlio a casa lontano dal mondo esterno, dove gli altri bambini potrebbero stigmatizzarlo e dove potrebbe rischiare la vita prima del tempo stabilito dal profeta. “Ha detto come potrei morire? Il tempo che ho trascorso nel tuo grembo conta nella durata della mia vita?”, si domanda dolorosamente Mozamil. Il bimbo soffre anche dell’assenza del padre, ma esce fuori dal suo isolamento grazie all’intervento dell’Iman che convince la madre a farlo andare alla scuola coranica, dove Mozamil scopre la dolcezza della piccola Naima e le prepotenze degli altri (che lo avvolgono in un sudario e lo rinchiudono in una cassa).

Un’altra ellissi temporale e Mozamil (Mustafa Shehata), ora esperto del Corano, sta per compiere 20 anni. La docilità con cui affronta il suo destino fatale, l’enorme peso della tradizione (“tu porti il lutto di tuo figlio che vive”) e il rifiuto delle autorità religiose di cancellare la profezia verranno scossi dall’incontro con Suleiman (Mahmoud Elsaraj), un cameraman venuto a vivere al villaggio sul finire della sua carriera, e per amore di Naima (Bunna Khalid). Ma sarà sufficiente a far trionfare la vita sulla morte?

Girato con un’eccezionale padronanza, con inquadrature semplici ma bellissime e perfettamente composte, You Will Die at 20 vanta alcuni momenti onirici che danno respiro al film, il cui ritmo piuttosto lento – a braccetto con l’assenza di ribellione del protagonista – va semplicemente accettato. Lavorando con una precisione notevole sull’intensità dei volti e i colori dei costumi, il promettente Amjad Abu Alala (che ha scritto il copione insieme a Yousef Ibrahim) manda un sottile messaggio politico nascosto sotto la narrazione che delicatamente tiene alta la suspence, mescola il mito al realismo e, sempre delicatamente, esamina la relazione madre-padre-figlio. Qualità che lo rendono un regista da seguire attentamente.

Prodotto dalla società francese Andolfi, l’egiziana Transit Films, la norvegese Duofilm e la tedesca Die Gesselschaft, insieme ai coproduttori sudanesi Station Film e gli egiziani Film Clinic, e con il sostegno dell’Aide aux Cinémas du Monde della CNC, You Will Die at 20 è venduto dalla Pyramide International.

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(Tradotto da Gilda Dina)

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