email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2019 Concorso

Recensione: L’ufficiale e la spia

di 

- VENEZIA 2019: Roman Polanski ha realizzato un bellissimo film sull’affare Dreyfus, con un’altra superba interpretazione di Jean Dujardin nei panni di un uomo determinato a rivelare la verità

Recensione: L’ufficiale e la spia
Jean Dujardin in L’ufficiale e la spia

Roman Polanski non è nemmeno alla Biennale del Cinema di Venezia e già ha dimostrato di essere al centro dell’attenzione. Il suo nuovo film, L’ufficiale e la spia [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, sull’affare Dreyfus, è in concorso nella selezione ufficiale. Una partecipazione che, quando venne annunciata, suscitò proteste. C’è chi crede che Polanski debba essere emarginato, poiché nel 1978 fuggì dagli Stati Uniti a poche ore da una sentenza per accuse sessuali. L’atmosfera si era surriscaldata ulteriormente quando il membro della giuria Lucrecia Martel disse che non avrebbe preso parte alla gala del film. Ci sono state così tante accuse e contro-accuse nei confronti di Polanski e ciò che gli successe in America che è difficile sapere cosa sia vero o falso.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Per tanto, in termini di vincita del Leone d’Oro, potrebbe essere una questione dibattuta il fatto che si tratti del miglior film del regista polacco degli ultimi anni. Robert Harris, con cui Polanski ha lavorato per L’uomo nell’ombra [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, ha scritto una sceneggiatura superba che inizia con la condanna di Dreyfus, prima di trattare delle indagini che alla fine avrebbero discolpato il nome del capitano francese.

Jean Dujardin probabilmente sta vivendo i suoi migliori anni sullo schermo. Qui fa seguito alla sua brillante trasformazione in Le Daim [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Quentin Dupieux
scheda film
]
, nei panni di un aspirante regista ossessionato della moda, con un’interpretazione molto diversa, ma parimenti astuta, nel ruolo di Georges Picquart, il capo dell’unità di controspionaggio militare in Francia alla fine del XIX secolo. È un’interpretazione fisica in cui sfrutta il proprio peso corporeo per conferire gravità al nuovo ufficiale appena promosso. Quando compare per la prima volta sullo schermo i suoi passi sono chiassosi, ma nel corso del film si fanno più leggeri. Le scenografie sono immacolate: è un film dalla struttura classica, in cui i soldi si fanno vedere.

Picquart fa ingresso nel nuovo lavoro di controspionaggio curioso di dare un’occhiata al file del capitano ebreo Alfred Dreyfus (Louis Garrel), che nel gennaio del 1895 venne condannato all’ergastolo e al confino sull’Isola del diavolo, ritenuto responsabile della vendita d’informazioni segrete alla Germania. Picquart si accorge presto che nel suo dipartimento i meccanismi di controllo sono scarsi e che il file usato per incriminare Dreyfus è inconsistente. L’uomo si batte per dimostrare l’innocenza di Dreyfus, ma scopre che molte persone all’interno del governo francese preferiscono le menzogne.

La battaglia del singolo contro il sistema è uno dei temi preferiti dai registi. In L’ufficiale e la spia, Picquart si scontra con uomini che vogliono proteggere la propria reputazione, un Paese che deve apparire integro e un governo che all’esterno deve sembrare “il più puro di tutti”. Il desiderio di apparire senza macchia è così forte perché è alto il grado di corruzione e clientelismo.

Polanski dirige ogni cosa con un passo sicuro. Le scene nell’aula di giustizia sono particolarmente suggestive. La relazione tra lo scapolo Picquart e Pauline Monnier, sposata a un alto ufficiale di stato, alza la posta in gioco senza sopraffare la storia principale. Il regista è molto esperto di come i racconti di storie private e le indiscrezioni personali possano essere trasformate in prove per smontare la reputazione di qualcuno. Qui si usa in modo particolarmente efficace per mostrare come una popolare tattica di spionaggio sia ricattatoria.

È un film ben narrato che di tanto in tanto si ingolfa nel proprio senso d’importanza, ma è ben realizzato, e Dujardin è magnifico.

L’ufficiale e la spia è una coproduzione italo-francese messa in scena da LégendeRP ProductionsEliseo CinemaGaumontFrance 2 CinémaFrance 3 Cinéma. All’estero è venduto da Playtime.

(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.