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VENEZIA 2019 Orizzonti

Recensione: Moffie

di 

- VENEZIA 2019: Giovani omosessuali perseguitati dall'esercito sudafricano negli anni 80 nel quarto film di Oliver Hermanus

Recensione: Moffie
Kai Luke Brummer in Moffie

Essere gay nell'esercito. Una brutta faccenda, in qualunque esercito, a qualsiasi latitudine. Oliver Hermanus ci dà il suo punto di vista da un angolazione geografica inedita, quella del Sudafrica. Moffie [+leggi anche:
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, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia, è un termine dispregiativo in lingua afrikaans e sta per checca. Negli anni il cinema ha raccontato numerose storie sull’Apartheid, ma nessuno ha mai pensato che anche un bianco in Sudafrica negli ani 80 potesse essere considerato un nemico dello Stato e avere una vita non facile.

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La guerra di confine tra Africa del Sud-Ovest (oggi Namibia) e Angola ha portato numerosi giovani sudafricani bianchi a combattere sul confine. Il film di Hermanus ci dà la misura di quanto la leva militare abbia instillato in centinaia di migliaia di ragazzi appena diciottenni  l’ideologia del suprematismo bianco, dell’intolleranza razziale e della necessità di estromettere l'omosessualità dalla società sudafricana. Moffie è l'adattamento cinematografico del libro autobiografico di André-Carl van der Merwe e racconta di un ragazzo di provincia di sedici anni, Nicholas Van der Swart (Kai Luke Brummer), che come tutti quelli della sua età è obbligato a svolgere due anni di servizio militare per difendere l’Apartheid e respingere  il “die swart gevaar” (il pericolo nero).  Nonostante il cognome, che gli è stato dato dal patrigno, Nicholas  è un rooinek, un sudafricano anglofono. E' il 1981 e il governo della minoranza bianca del Sudafrica è impegnato nella guerra al confine con l’Angola. Durante il durissimo addestramento alla South African Defense Force, Nicholas incontra un'altra recluta, Dylan Stassen (Ryan de Villiers), con il quale un giorno scambia un bacio fugace in camerata. I due si ritrovano in trincea a dividere lo stesso sacco a pelo. Dopo qualche giorno il famigerato sergente Brand (Hilton Pelser) mette in punizione Dylan, mentre gli altri usufruiscono di un week end di congedo. Al ritorno Nicholas scopre che Dylan è sparito. Qualcuno gli conferma che è stato mandato nel famigerato Reparto 22, dove vengono rinchiusi e curati tossicodipendenti e psicopatici. Nicholas viene mandato in prima linea, dove uccide un soldato avversario. Traumatizzato dall'esperienza nell'esercito, una volta congedato va alla ricerca di Dylan.

Oliver Hermanus non spinge troppo l'acceleratore sul tema dell'omosessualità mentre il film si dilunga sulla crudeltà e insensatezza della vita militare (con reminiscenze di Tigerland di Joel Schumacher e Full Metal Jacket di Kubrick). Seppure con molto pudore, Moffie riesce però nel compito di ricordarci come fosse difficile essere omosessuali  fino a pochi anni fa in molti Paesi, come lo sia ancora oggi e come sia importante non smettere mai di far sentire la propria voce. Il cast è composto da studenti di scuole superiori, da attori professionisti e non. Si tratta del quarto lungometraggio diretto da Hermanus, dopo il debutto nel 2009 con Shirley Adams, presentato al Locarno Film Festival, mentre il secondo, Beauty [+leggi anche:
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, era nel 2011 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove si è aggiudicato la Queer Palm. Il terzo film, The Endless River [+leggi anche:
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, presentato alla 72° edizione della Mostra di Venezia, è stato la prima opera Sudafricana a essere invitata in Concorso.

Moffie è prodotto dalla britannica Portobello Pictures, in associazione con Penzance Films del regista e con il supporto del Dipartimento del Commercio e dell'Industria del Sudafrica. Le vendite estere sono a cura di Portobello Film Sales.

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