email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

TORONTO 2019 TIFF Docs

Recensione: Love Child

di 

- Lo straordinario documentario di Eva Mulvad è una cronaca straziante di una famiglia di rifugiati iraniani, intrappolati nel processo di rischiesta di asilo politico in Turchia

Recensione: Love Child

La regista, sceneggiatrice, produttrice e direttrice di fotografia danese Eva Mulvad ha presentato in anteprima il suo ultimo lungometraggio nella sezione TIFF Docs del 44° Festival di Toronto. Nel suo nuovo film, l’autrice di A Modern Man [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
e Enemies of Happiness raccoglie le testimonianze di tre membri di una famiglia di rifugiati iraniani che restano intrappolati in un limbo burocratico durante il loro processo di richiesta di asilo politico in Turchia. Lo straordinario Love Child [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
è una cronaca sugli ultimi anni della vita di due amanti e del loro figlio illegittimo, che fuggono da Teheran e dalle leggi della Sharia che governano il loro Paese per il timore di essere condannati all’esecuzione pubblica, per aver avuto un figlio fuori dai loro rispettivi matrimoni.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Le prime e inquietanti immagini di Love Child sono l’unico materiale filmato in territorio iraniano. In questa sequenza, ripresa con un celullare, compare un uomo disperato che confessa di essere in grave pericolo. Guardando la videocamera, Sahand dice di non sapere se l’indomani sarà morto o rimarrà in vita. Da questo momento, ha inizio un viaggio di non ritorno che cambierà la vita di quest’uomo e quella dei suoi cari per salvarli da una morte certa nel loro Paese.

Dal 2012 ad oggi, Eva Mulvad accompagna Sahand, la sua amante Leila e suo figlio Mani nel tentativo di formare la famiglia che hanno sempre desiderato. Il primo passo che devono compiere per riuscirci è porre fine a tutti gli inganni e le menzogne che hanno pronunciato in Iran per rimanere in vita. In questo senso, la sequenza più agghiacciante del documentario si trova all’inizio quando Leila riferisce a Mani che suo zio Sahand è in realtà suo padre. Senza alterare il quadro dell'azione, e la successione dei fatti, la videocamera di Mulvad si posiziona nella sala da pranzo, e rimanendo invisibile e indifferente, riprende l’impotenza di quel bambino che si sfoga insultando il suo vero padre. Quindi, l’impotenza sarà lo stato naturale dei rifugiati negli anni successivi.

Love Child è una rappresentazione sincera di questo stato di impotenza costante, ma anche di tutti questi anni in cui la famiglia rimane intrappolata nel sistema burocratico imperfetto della Turchia, collassato a causa del numero eccessivo di richieste di asilo che il Paese ha ricevuto in seguito allo scoppio della guerra civile in Siria. La regista ritrae la coppia attraverso le loro paure, i dialoghi dolorosi, gli attacchi di ansia o euforia incontenibile, i primi lavori, i rituali che si ripetono nelle loro feste di compleanno o il contenuto discusso nelle sessioni di terapia. Love Child è un esercizio di onestà e di realismo sulla situazione dei rifugiati, che concede loro la voce che si meritano affinché i loro diritti siano ascoltati e riconosciuti.

Love Child è una produzione danese di Danish Documentary Production e Grunnet Film. Le vendite internazionali sono gestite dalla società austriaca Autlook Filmsales GmbH.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dallo spagnolo da Silvia Scarpone)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy