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TORONTO 2019 Discovery

Recensione: Stories from the Chestnut Woods

di 

- Lo sloveno Gregor Bozic debutta con uno squisito poema visivo sulla perdita, i cui due protagonisti vivono isolati in una foresta tra l'Italia e l'ex Jugoslavia

Recensione: Stories from the Chestnut Woods

La sezione del Festival di Toronto che risulta più stimolante per il pubblico cinefilo è quella destinata a promuovere le opere prime o seconde di registi poco conosciuti fino ad oggi. Come suggerisce il nome, il programma Discovery è stato creato per scoprire e promuovere nuovi autori che in futuro possano diventare eccellenti cineasti. In questo senso, uno dei film della 44ma edizione della manifestazione canadese che si adatta meglio al paradigma descritto è la squisita opera del regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore sloveno Gregor Bozic. Con il suo straordinario debutto poetico Stories from the Chestnut Woods [+leggi anche:
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scheda film
]
, Bozic si rivela una nuova voce nel cinema sloveno contemporaneo.

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Stories from the Chestnut Woods è una fiaba malinconica, ambientata durante la Seconda guerra mondiale, in un bosco – principalmente di castagni – che funge da confine naturale tra l'Italia e l'ex Jugoslavia. Ma, a quel tempo, il vasto boschetto separava più di due paesi. I castagni si trovavano in un punto strategico della famosa Cortina di ferro, che tracciava il confine tra i due blocchi politici del continente: l'Europa occidentale e l'Europa orientale. Stories from the Chestnut Woods è un bellissimo poema su alcune persone intrappolate nella foresta senza tempo, vittime di carestie, guerra, isolamento e solitudine dopo la morte o la partenza dei loro cari.

Mario (Massimo De Francovich), un falegname senza lavoro, ossessionato dal contare e ricontare i suoi risparmi, è il protagonista di questa triste elegia filmata in 35mm. La preoccupazione maniacale di questo personaggio di controllare le sue spese gli impedisce di rendersi conto di un evento di grande importanza che sta accadendo davanti ai suoi occhi: la sua anziana moglie sta morendo di vecchiaia. Nel frattempo, in una casa dall'altra parte della foresta risiede Marta (Ivana Roscic): una venditrice di castagne senza soldi, a causa della carenza di clienti che possano permettersi il suo prodotto. L'unico desiderio della giovane donna è partire e lasciarsi l'Europa alle spalle, ma la sua mancanza di liquidità, così come il ricordo del marito scomparso dopo essersi arruolato in guerra, le impediscono di andarsene e di realizzare il suo sogno.

Stories from the Chestnut Woods racconta l'incontro accidentale, sotto i castagni, di queste due anime perdute che si aiutano a vicenda per guarire le loro ferite ancora aperte. Sia il momento dell'incontro che il passato individuale dei protagonisti non sono narrati cronologicamente, ma in modo circolare. A poco a poco, gli episodi fantasiosi del film, che si svolgono nella mente dei personaggi – ricordi, sogni, incubi o semplici allucinazioni – finiscono per guadagnare terreno rispetto agli episodi che corrispondono alla realtà, trasformando Stories from the Chestnut Woods in una poetica fantasticheria su perdita e sofferenza.

Stories from the Chestnut Woods è prodotto dalla compagnia slovena Nosorogi e dall’italiana Transmedia. L’agente di vendite è Cercamon, compagnia basata negli Emirati Arabi Uniti.

(Tradotto dallo spagnolo)

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