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TORONTO 2019 Special Presentations

Recensione: Greed

di 

- Michael Winterbottom realizza un film esilarante sui pericoli del capitalismo in cui la sua musa Steve Coogan interpreta un gigante della vendita al dettaglio

Recensione: Greed
Steve Coogan in Greed

Il personaggio di Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas in Wall Street di Oliver Stone, sosteneva: "L'avidità è giusta". Questo può essere vero se sei tu a beneficiarne, ma in realtà l'avidità è orribile e molte persone devono soffrire affinché una sola persona possa vivere nel lusso. È questo il tema che affronta il regista Michael Winterbottom in Greed [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, proiettato nella sezione Special Presentations del Toronto Film Festival e uno dei film più interessanti del festival.

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Greed è una satira divisa in tre parti interconnesse, che, messe insieme, stabiliscono un legame tra la ricchezza dei grandi imprenditori e lo sfruttamento dei lavoratori. La prima parte è incarnata da Steve Coogan. Interpreta il magnate della vendita al dettaglio Sir Richard McCreadie, alias "Greedy McCreadie", che festeggia il suo sessantesimo compleanno sull'isola greca di Mykonos. Il tema della festa è il film Il gladiatore. Nessuno si divertiva così tanto sullo schermo con indosso una toga dai tempi di John Belushi in Animal House. Alla festa partecipano la sua esuberante madre irlandese Margaret (Shirley Henderson), Samantha (Isla Fisher), l'ex moglie di cui è ancora innamorato, e il suo biografo Nick (David Mitchell). La commedia nasce dall'ostentazione e dal comportamento disumano del protagonista, e Coogan dimostra ancora una volta che nessuno da interpretare personaggi nefasti meglio di lui.

La seconda parte si focalizza sull'educazione di McCreadie attraverso dei flashback. È la nascita di un milionario. È il moccioso della scuola che si guadagna il soprannome di "Greedy" vincendo soldi dai suoi amici giocando a carte. Poi c'è il suo approccio spietato al mondo degli affari: si riempie le tasche mentre altri rimangono disoccupati o perdono la pensione. Winterbottom porta il film nel territorio di The Big Short con scene divertenti in cui si spiega il diritto societario in un linguaggio semplice. Coloro che prendono in prestito dalle banche usando proprietà recentemente acquisite come garanzia vengono severamente strigliati.

Il terzo segmento è quello in cui Winterbottom utilizza l'epigrafia di E.M. Forster "Only connect", su cui si basa il film, per chiudere il cerchio. Uno dei tanti lacchè di McCreadie, Melanie (Sarah Solemani), si rende improvvisamente conto che lavorare per questo imbroglione significa rimanere incastrati in un mondo di compromessi. Recupera la sua umanità dopo aver visto i rifugiati sulla spiaggia e i video degli operai sfruttati in Bangladesh. Il suo risveglio permette a Winterbottom di sciorinare sullo schermo le statistiche che descrivono in dettaglio lo sfruttamento dei lavoratori e il divario tra ricchi e poveri. È facile definirla una critica, ma Winterbottom adotta un approccio coerente e si rende conto che nell'era digitale, per essere ascoltati, i messaggi vanno urlati. Le idee arrivano solo se sono presentate in modo chiaro, semplice e inequivocabile.

Winterbottom è un cineasta troppo esperto perché questo approccio non sia intenzionale. Il regista stabilise un legame tra le boutique d’abbigliamento e le aziende in Asia che sfruttano i lavoratori, e punta il dito sulle celebrità che sostengono questi prodotti. Aiuta il fatto che Winterbottom realizzi questo atto di denuncia combinandolo con alcuni grandi momenti comici di Coogan. È uno dei film migliori di Winterbottom, il che la dice lunga, data la qualità della sua opera.

Greed è prodotto dale società britanniche Revolution Films e DJ Films. Le sue vendite internazionali sono gestite da Sony Pictures International Productions.

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(Tradotto dall'inglese)

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