email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

BATUMI 2019

Recensione: Lovemobil

di 

- Il documentario della regista tedesca Elke Margarete Lehrenkrauss ci presenta tre donne che lavorano in un'industria del sesso decisamente poco affascinante

Recensione: Lovemobil

Sono 26 in tutto le roulotte e i camper che si trovano nella sezione B1888 del tratto d’autostrada che college Hannover a Wolfsburg. Questo è quanto ci dice Uschi, una delle protagoniste di Lovemobil [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, il primo lungometraggio documentario della regista tedesca Elke Margarete Lehrenkrauss. L’opera è stata presentata prima in anteprima mondiale al DOK.fest di Monaco e poi in anteprima internazionale alla Settimana della Critica di Locarno. Al momento è in concorso nella sezione documentari del Batumi International Arthouse Film Festival, in Georgia.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Usci è una donna sulla sessantina che ha affittato uno dei suoi camper a delle prostitute, per lo più immigrate. La Lehrenkrauss focalizza il suo sguardo su due di loro: Milena dalla Bulgaria e Rita dalla Nigeria. Servendosi sia di interviste sia di diverse analisi, la cineasta riesce ad accompagnarci nei loro mondi interiori, mostrandoci le loro esperienze, il passato e speranze e paure per il futuro.

Milena arriva da una famiglia distrutta e il suo obiettivo è portare suo fratello in Germania per garantirgli un futuro. Spera che possa formarsi e trovare un posto di lavoro. Rita è arrivata in Europa sul barcone di uno scafista (è più semplice farlo così che cercando di ottenere un visto, ci dice), dopo essersi prostituita di tanto in tanto in patria.

La tariffa da pagare per l’uso quotidiano del camper di Uschi è pari a 70 euro al giorno. Quanto denaro guadagneranno ogni giorno e quanti clienti riusciranno a trovare dipende esclusivamente da loro. Ma questa anziana signora, indurita da una vita che non è stata più facile di quella di queste ragazze e che è stata una prostituta negli anni ’70 e ’80, dà loro dei consigli su come contrattare con i clienti. Stima che circa l’80% degli uomini che si presentano da loro lavora presso lo stabilimento della Volkswagen a Wolfsburg e vengono pagati due volte al mese.

Milena si lamenta di clienti violenti o maniaci che cercano un rapporto “selvaggio”, ma non mancano quelli che arrivano sudici e puzzolenti. Rita è certamente d’accordo: “Questi uomini tedeschi non conoscono il significato della parola igiene”, la sentiamo dire a una collega che vive in un altro camper.

Difficilmente si riesce a trovare la felicità con questo tipo di occupazione, ma non mancano momenti migliori o clienti fissi che rispettano le ragazze (o almeno sembrano farlo). Li vediamo interagire con le protagoniste un paio di volte in alcune scene non esplicite. Diverse volte ne vediamo anche chiaramente i volti, a riprova del fatto che la cineasta è stata in grado di conquistare anche la loro fiducia, durante i tre anni di riprese.

Tuttavia, quando si scopre il cadavere di una delle ragazze, pugnalata a morte, in una delle altre roulotte, l’atmosfera cambia in peggio e Milena e Rita cominciano a cercare delle alternative.

La regia della Lehrenkrauss è pulita e disciplinata. Sebbene si abbia la sensazione che il film, con una durata di 106 minuti, sia un po’ troppo lungo, il ritmo è equilibrato e moderato, un ritmo che procede mano nella mano con il suo approccio rispettoso e quasi asettico. Tuttavia, non manca un inconfondibile tocco di emozione da parte della regista, grazie al quale si crea una vera connessione tra lo spettatore e i protagonisti.

L’uso della cinepresa da parte di Christoph Rohrscheidt e la musica d’atmosfera del compositore Dascha Dauenhauer, usata qua e là, sono similmente controllati e decisamente poco spettacolari. In un film in cui si vedono dei camper parcheggiati vicino ai lati dell’autostrada tedesca, roulotte dove delle immigrate lavorano come prostitute per 30 euro, certamente c’è poco di affascinante, ma neanche scene di basso livello o sfruttamento della miseria, perlomeno non da parte della cineasta. Guardiamo delle donne che vivono in una situazione complessa e che forse non sono le persone migliori, ma non hanno ancora issato bandiera bianca.

Lovemobil è stato prodotto dalla regista stessa. Per il momento non è ancora stato designato un rappresentante per le vendite.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Emanuele Tranchetti)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy